Americanos43

21 Febbraio Feb 2016 2023 21 febbraio 2016

Think tank fotografa l'America latina

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Mentre in Bolivia è in corso il referendum costituzionale - volto a consentire al presidente Evo Morales di ricandidarsi per il quarto mandato - e montano le speculazioni sull'imminente visita di Barack Obama all'Avana, preferiamo dedicare il nostro spazio latinoamericano all'uscita del report "Miradas historicas y actuales hacia y desde América latina: la relación de los equilibrios geopolíticos en América latina". I lettori più interessati potranno leggerlo, in castigliano, al seguente indirizzo: http://www.istituto-geopolitica.eu/cms/wp-content/uploads/2016/02/68.-Bottoni_LatinAmerica.pdf .

Abbiamo da decenni l'impressione che i think tank nostrani consumino la stragrande maggioranza delle proprie energie e risorse - economiche, intellettuali e umane - sulle aree dell'Europa orientale (specie dell'ex Unione sovietica), del Maghreb, e del Medio Oriente, trascurando colpevolmente la Regione latinoamericana.

Del resto a ignorare quest'Area, è stata prima di tutto la politica, come ha riconosciuto lo stesso viceministro agli Affari esteri, Mario Giro, in un'intervista concessaci in passato. E' forse ammissibile che nessun capo del Governo italiano abbia visitato un Paese come l'Argentina, per un arco temporale, lungo 18 anni? E meno male che il premier Matteo Renzi, nel corso della recente visita a Buenos Aires, ha avuto la delicatezza di riconoscerlo. La circostanza che l'Istituto di alti studi in geopolitica e scienze ausiliarie (Isag) abbia pubblicato un rapporto che fotografa il Subcontinente - e il suo ruolo nello scenario geopolitico mondiale - non poteva quindi non attrarre la nostra attenzione.

Il documento - a firma di Simona Bottoni, ricercatrice associata del Programma di ricerca "Africa e America latina" - poggia sulla teoria della tripartizione strategica del Latino America. Che si dividerebbe in un'Area «liberalista» - composta dal Messico, il Cile, il Perù, la Colombia e la Costarica - nella Regione «bolivariana» (Bolivia, Venezuela, Cuba, Ecuador e Nicaragua), e infine in un'«área constituida por “un País por sí mismo”», il Brasile. Molto interessanti sono le information graphic. In primis quella - forse scontata - dedicata al prodotto interno lordo pro capite a parità di potere d'acquisto, dei vari Paesi latinoamericani; (gli argentini, i cileni e gli uruguayani occupano il podio dei popoli mediamente più ricchi).

In particolare, giudichiamo importante quelle dedicata all'intercambio commerciale con la Cina, sia sul fronte delle importazioni, che dell'export. Può incuriosire che oltre il venticinque per cento degli acquisti panamensi provengano dal Paese asiatico, e che sia diretto verso Pechino quasi un quarto dell'export cileno. Il documento - di estrema efficacia espositiva e comprensibilità - dedica spazio anche alla sempiterna questione delle disuguaglianze. Così la tabella dell'Indice di Gini ci mostra che il podio delle disparità economiche è occupato da Honduras, Bolivia e Colombia; mentre i popoli in cui l'egualitarismo farebbe più presa, sarebbero nell'ordine il nicaraguense, l'argentino e il venezuelano.

E se Cuba, Venezuela e Argentina sono in fondo al ranking basato sull'Indice della libertà economica, può sorprendere la classifica delle Nazioni più legate al commercio con gli Stati uniti. Messico, Costarica e Venezuela sono i Paesi più soggetti agli umori della Superpotenza a stelle e strisce, mentre Paraguay, Uruguay e Argentina - numeri alla mano - sono quelli meno dipendenti da Washington.