Americanos43

11 Marzo Mar 2016 2020 11 marzo 2016

America latina, mappa delle disuguaglianze

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La Banca mondiale ha pubblicato la classifica delle nazioni più diseguali al mondo - basata sull'Indice di Gini - che presenta novità interessanti rispetto al ranking precedente. Il Paese meno disuguale al mondo è la Norvegia, mentre quello ove le disparità economiche sono più accentuate, è il Sudafrica. Richiama inoltre l'attenzione che, dopo certe aree africane, è l'America latina a confermarsi come la Regione più ingiusta del pianeta.

Ebbene, tra i 14 Paesi più diseguali della Terra, ben sei sono latinoamericani: le posizioni tra la sesta e la decima sono occupate nell'ordine da Honduras, Colombia, Brasile, Guatemala, e Panama, mentre il Cile si trova in quattordicesima posizione.

Alcuni osservatori si sono stupiti che Stati poveri come Honduras e Guatemala, presentino quasi lo stesso livello di disuguaglianza di Nazioni dal reddito molto più elevato, come Cile e Brasile. Osserviamo però le situazioni dei singoli Paesi.

Honduras

Secondo la Banca mondiale, il 64,5% della popolazione dell'Honduras si trova in situazione di povertà; mentre il 42,6% vive in miseria (o povertà estrema), potendo contare solo su un reddito giornaliero che non supera i due dollari e mezzo. L'Istituzione finanziaria ha usato il Coefficiente di Gini, che si basa sui redditi, tuttavia il panorama di disuguaglianza riguarda anche l'accesso alla salute e all'istruzione. Rileva ad esempio che i bambini delle famiglie meno abbienti frequentino la scuola - in media - solo per quattro anni; al contrario, presso gli strati sociali più benestanti si superano abbondantemente i dieci anni. Le situazioni più critiche, nel Paese centramericano, sono concentrate soprattutto nelle zone rurali; mentre i maggiori tassi di sviluppo si registrano essenzialmente nelle città.

Colombia

Seppur in termini di prodotto interno lordo (PIL) por capite i colombiani stiano molto meglio degli honduregni, in quanto a distribuzione della ricchezza il quadro è pressoché uguale. Il dieci per cento più ricco della popolazione guadagna, infatti, quattro volte in più rispetto al 40% più povero. Né il processo di graduale riduzione della povertà, iniziato del 2002, pare avere inciso in modo deciso sul coefficiente di disuguaglianza. Le disparità si riflettono non solo sull'accesso a sanità e scuola, ma anche sulla distribuzione delle terre: secondo una ricerca di Ana María Ibáñez - rettore della Facoltà di Economia presso l'Universidad de Los Andes - ben il 77,6% delle terre è in mano al 13,7% dei proprietari.

Brasile

La maggior Economia del Subcontinente, il Brasile, sta invece lì a dimostrare come un indiscutibile processo di riduzione della povertà, possa essere slegato da un'evoluzione verso una più equa ripartizione delle ricchezze. Se nel 2006 il cinque per cento più ricco della popolazione si accaparrava il 40% delle ricchezze prodotte, ecco che nel 2012 detta percentuale saliva al 44%, nonostante le politiche socio-assistenziali del Governo federale, e gli effetti del Programa Fome zero (con tanto di quaranta milioni di persone fuoriuscite dalla povertà). E il quadro di disparità sarebbe ancor più inquietante, se si tenesse conto anche della ricchezza non dichiarata: in un Paese ove l'evasione fiscale e l'economia sommersa sono stimate rispettivamente al 13,4 e al 39% del PIL.

E se consideriamo le gravi disparità nell'accesso a salute e educazione, le dure politiche di austerity, e la circostanza che nel 2015 c'è stata una decrescita del 3,8%, per il futuro non vediamo spazi per l'ottimismo.