Americanos43

15 Giugno Giu 2016 2010 15 giugno 2016

Ultime dal Nicaragua, parla l'esperto

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Il prossimo 6 novembre, in Nicaragua, si svolgeranno le Elezioni presidenziali, che con ogni probabilità vedranno il trionfo del sempiterno candidato sandinista, Daniel Ortega. Il capo dello stato uscente dovrebbe surclassare - almeno stando ai sondaggi - il candidato del centrodestra, Luis Callejas. Intanto il comandante rivoluzionario, che guidò la rivolta vittoriosa contro Anastasio Somoza Debayle nel 1979, riesce ancora a occupare le prime pagine dei giornali dell'Area.

Nei giorni scorsi ha accusato l'imperialismo yankee di voler rovesciare i Governi di sinistra latinoamericani, annunziando che non permetterà l'accesso a osservatori internazionali: «Ormai l'abbiamo finita con l'osservazione, che se ne vadano a osservare come mettono in ordine i loro Paesi».

Intanto l'economia nazionale fa registrare una decisa crescita: il Copades (Consultores para el desarrollo empresarial) pronostica per l'anno in corso un +5,3% del prodotto interno lordo, uno dei dati più alti dell'intera Regione. A stupire gli osservatori internazionali non è però soltanto il dato macroeconomico, quanto soprattutto il basso indice di criminalità (vedi il tasso di omicidi), almeno se confrontato con i numeri preoccupanti che giungono da El Salvador, Honduras, e dallo stesso Guatemala. Una situazione di relativa tranquillità, che spiega il dato piuttosto contenuto dell'immigrazione illegale - anche di minorenni - verso gli Stati uniti.

Secondo gli analisti, il fatto che il Nicaragua sia impermeabile al terribile fenomeno della mara o pandilla - quasi uno scudo - dipende non solo dal controllo sul territorio, che riescono a esercitare le strutture sociali e la polizia comunitaria, figlie della Rivoluzione sandinista. In verità il Nicaragua - a differenza di altri Paesi dell'Area - non ha vissuto il fenomeno di massa dei bajado, all'origine delle pandilla: gli ex immigrati negli Stati uniti non integrati né economicamente, né socialmente, anzi espulsi verso la terra di origine dopo un passato di delinquenza e carcere. I nicaraguensi, come i cubani, erano considerati migranti in fuga da un sistema politico socialista, e quindi relativamente ben accolti, e integrati.

Non ci resta quindi che lasciar la parola a Giorglio Trucchi, noto per il portale 'Lista informativa Nicaragua y más' ( http://nicaraguaymasespanol.blogspot.com/ ). Il nostro intervistato risiede dal 1998 en Nicaragua, ove ha iniziato la sua collaborazione giornalistica - peraltro ancora in corso - con l'Associazione nazionale di amicizia, solidarietà e scambi culturali con il Nicaragua. In passato, Trucchi ha collaborato come freelance per 'Radio popolare network' e 'Radio onda d'urto', pubblicando interessanti reportage anche per il quotidiano 'Liberazione'. In questa fase, opera come corrispondente in America centrale e Caraibi per il 'Sistema informativo de la regional latinoamericana de la Unión internacional de trabajadores de la alimentación, agrícolas, hoteles, restaurantes, tabaco y afines - Rel-Uita (Sirel)', e scrive per la testata online 'Opera mundi' di San Paolo in Brasile, per 'Alba sud' - ove gestisce anche un blog - e 'Kaos en la red'.

Buona lettura.

Che cosa ci anticipa sulle Presidenziali di novembre, in Nicaragua? Pare che il Frente sandinista de liberación nacional (Fsln) candiderà il presidente uscente - e líder storico dei sandinisti - Ortega …

«Il 4 giugno scorso, il sesto Congresso sandinista nazionale ha scelto nuovamente Daniel Ortega, come candidato alle Elezioni generali del 6 novembre. Si tratta della settima candidatura negli ultimi 32 anni, dal 1984 al 2016. Il líder sandinista avrà la possibilità di ricoprire per la quarta volta la carica presidenziale, la terza consecutiva. Il Congresso gli ha dato anche facoltà di scegliere sia il candidato alla Vicepresidenza sia quelli al Parlamento nazionale e al Parlamento centroamericano».

Il fronte conservatore pare destinato alla sconfitta. Perché le destre, a differenza di ciò che accade in altri Paesi dell'Area - penso a Guatemala e Honduras - vivono questa crisi? Dipende solo dalla presunta maggior propensione alla corruzione?

«Vari partiti e movimenti di opposizione si sono riuniti nella Coalición nacional por la democracia, la Cnd, e hanno nominato il deputato Luis Callejas come candidato alla Presidenza. Secondo gli ultimi sondaggi di M&R consultores, Ortega sarebbe a quasi il 64% dei consensi. Il 24% degli intervistati si è dichiarato indeciso, e solo il 12% voterebbe per l’opposizione. La destra paga 17 anni, tra il 1990 e il 2006, di ricette neoliberiste: Governi che hanno saccheggiato lo Stato, hanno privatizzato servizi e risorse, e hanno impoverito il Paese. Tuttavia scontano anche le profonde divisioni interne, e la mancanza di una proposta credibile, competitiva con quella sandinista».

Come giudica l'Fsln di oggi? Per gli analisti più critici è solo un'organizzazione familista e autoritaria, che ha allontanato gran parte della storica leadership

«Il fenomeno politico del caudillismo - e della centralità del leader carismatico - è molto radicato in Nicaragua, ed è trasversale a movimenti e partiti. In questa situazione, la figura del presidente Ortega - e più recentemente quella di sua moglie Rosario Murillo - hanno, nel bene e nel male, una valenza storica, e una carica simbolica: non solo per il partito, ma anche per la popolazione. Nonostante ciò, l’ampio consenso di cui gode oggi il Frente sandinista deriva soprattutto dall’essere un partito profondamente organizzato e radicato sul territorio: un partito che ha saputo mettere in pratica quanto promesso agli elettori. E se da un lato si è puntato alla stabilità macroeconomica, dall'altro sono riusciti a coinvolgere la popolazione nelle politiche di riduzione della povertà. Una formula che sta funzionando».

Per la scrittrice nicaraguense Gioconda Belli, il Paese è de facto nelle mani della first lady e portavoce del Governo, Rosario Murillo. E dovrebbe esser lei a candidarsi, se l'elettorato non fosse tanto machista. Condivide l'osservazione?

«Perché mai dovrebbero cambiare un candidato il cui Governo, dopo dieci anni, ha quasi il 64% dei consensi, e uno zoccolo duro del 43 per cento?».

A quale svolta economica, sociale e ambientale, può portare la conclusione del Canal de Nicaragua?

«E' un tema complesso che molto spesso rischia di essere eccessivamente politicizzato. Tocca elementi delicati come la sovranità nazionale, l’ambiente, i beni comuni, i territori atavici, l’autonomia delle popolazioni indigene. Da un punto di vista economico, è senza dubbio un’opera che, nel giro di qualche decina di anni, potrebbe dare un bell'impulso al Nicaragua: sia in termini di crescita economica, sia di riduzione della povertà. Innanzitutto si deve però rispettare la volontà delle popolazioni - indigene e contadine - della zona. E' necessaria poi un’analisi profonda degli impatti socio ambientali; e soprattutto ci vogliono misure rigorose sia per mitigare i disagi, sia per distribuire i benefici in modo ampio e generalizzato».