Americanos43

22 Giugno Giu 2016 1948 22 giugno 2016

Linciaggi, boom in America latina

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Il caso dei due giovani ricercatori linciati ad Ajalpan - vicino a Puebla, in Messico - ha fatto il giro del web, marcando presenza anche con vari video su Youtube. L'episodio risalente allo scorso 19 ottobre - un evento tragico che ha visto protagonisti due ragazzi innocenti - non soltanto è passato alla storia come il primo linciaggio 2.0.

E ciò per via della responsabilità delle reti sociali, nell'originare e fomentare l'odio verso estranei, che erano colpevoli solo di realizzare uno studio sul consumo infantile di tortilla. L'episodio ha anche acceso i riflettori dei media sul triste fenomeno dei linciaggi in America latina, che pur non rappresentando una novità, è senz'altro in forte crescita, come attestano le statistiche.

Andiamo però con ordine partendo dall'esperienza personale, o meglio da quella di ogni aficionado del Latino America, che abbia soggiornato in quelle latitudini, e abbia provato a criticare il comportamento. «Chi commette certi reati nel mio quartiere è normale, e soprattutto giusto, che sia linciato, e poi tu dovresti occuparti del tuo Paese», ci si sente spesso dire. Al che si risponde, per vincere il confronto almeno a livello dialettico: «Va bene, voi continuate pure a linciare, però poi non lamentatevi se siete incivili, quindi sottosviluppati e poveri, con le vostre favela o bidonville». Del lynching in terra venezuelana parlò a suo tempo anche il 37enne avellinese Piero Armenti, giornalista oggi celebrato come urban explorer e tour operator a New York - oltre che come esperto della Grande mela - ma sino al 2008 voce imprescindibile per comprendere il Venezuela di Hugo Chávez, e la forza di attrazione - adesso un po' infiacchita - del chavismo.

Il nostro Armenti osservava come - almeno in quel di Caracas - i linciaggi fossero una sorta di moderna caccia alle streghe, con cui la società finiva per liberarsi di soggetti anomali, soprattutto sotto i profili comportamentali, e va da sé sessuali. Insomma i linciaggi (intesi come le esecuzioni da parte di una moltitudine, e senza la mediazione di un procedimento legale) non sono cosa nuova, ma son senz'altro in crescita, specie in Messico - cinquantasei casi nel 2015 - e nel Venezuela travolto dalla crisi. Ove, detto per inciso, si sono registrate ben trentasette morti, tra gennaio e aprile 2016. In ogni caso sono il Guatemala (quaranta morti l'anno, in media) e la Bolivia - forte di trenta linciaggi annuali - le Nazioni in cui la piaga è più radicata: nello Stato centramericano l'usanza avrebbe messo radici durante Guerra civile, che ha insanguinato quel Paese tra il 1960 e il 1996.

Secondo gli esperti, le cause dei linchamiento sono simili, nelle diverse Nazioni dell'Area: scarsa fiducia nelle forze dell'ordine, e nella magistratura, l'inefficienza, la corruzione e la debolezza del potere pubblico in certe zone. Raúl Rodríguez Guillén, docente presso l'Universidad autónoma metropolitana (Uam) di Città del Messico, fa riferimento anche all'esasperazione della società innanzi all'impennata della criminalità; aggiunge che però il farsi giustizia da soli finisce per erodere l'Autorità, e ciò a lungo termine è ben più grave rispetto all'aumento della delinquenza. Roberto Briceño León dell'Observatorio venezolano de violencia (Ovv) riferisce che i due terzi della popolazione locale giustificano i linciaggi, e che la pratica - che «ha un effetto catartico nella società» - ha l'aggravante di colpire a volte degli innocenti, basandosi spesso in rumors e malintesi.