Americanos43

25 Giugno Giu 2016 2029 25 giugno 2016

Comici al potere, il caso Guatemala - 1

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Da gennaio, il capo dello stato del Guatemala è Jimmy Morales, di mestiere comico televisivo: è stato lui il trionfatore - per una formazione politica ascrivibile al fronte conservatore - delle Presidenziali del 2015. Il ballottaggio di ottobre l'ha visto prevalere sulla riformista Sandra Torres, ex moglie dell'antico presidente progressista, Álvaro Colom.

Il loro divorzio - ci spiegano i ben informati - sarebbe avvenuto non per amore tout court, ma per desiderio di potere, giacché il suo stato civile - secondo la Costituzione - le avrebbe impedito di salire sul più alto scranno. Insomma Morales, cavalcando l'onda del cambiamento, della demagogia, e della primavera guatemalteca, ha avuto vita facile nel superare ogni avversario.

Sì, perché il Guatemala aveva vissuto mesi di proteste di piazza e di entusiasmo civile, in seguito all'azzeramento dei vertici politici: la scoperta di uno scandalo colossale portò all'arresto - a pochi mesi dalle Elezioni - sia dell'ex presidente Otto Pérez Molina, che della sua vice Roxana Baldetti. Per capire meglio la situazione guatemalteca - e le sue analogie con gli smottamenti populisti che colpiscono ogni area del mondo - ecco alcune domande a Marco Cantarelli, grande esperto della Regione: questi è direttore responsabile di 'Envío - bollettino mensile centroamericano', ossia l'edizione italiana della rivista mensile 'Envío', dell'Università centroamericana di Managua (Uca).

La pubblicazione ( http://www.ans21.org/envio/area-abbonati/2016 ) è curata dall'associazione Ans-XXI onlus d’intesa con la direzione nicaraguense, e rappresenta un importante riferimento per chi voglia approfondire la situazione politica, economica e sociale dei vari Paesi dell'America centrale. Segue la prima parte dell'intervista.

Dal suo osservatorio privilegiato, come giudica i primi mesi del presidente Morales, comico di centrodestra prestato alla politica?

«Prima di parlarne, dovremmo fare un passo indietro, trattando della Commissione internazionale contro l'impunità in Guatemala, nota come Cicig, e del suo ruolo. Richiesta dal Governo Berger all'Organizzazione delle Nazioni Unite, fu inizialmente molto osteggiata dal Congresso, cioè, dal parlamento monocamerale. Così, l'istituzione ottenne l'approvazione definitiva in ritardo, solo vari mesi dopo la firma dell'Accordo di fondazione. Ebbene, il 16 aprile 2015, la Cicig scoperchia una scandalosa frode doganale, organizzata da un gruppo denominato La Línea. Vi sono implicati militari e funzionari pubblici di primissimo piano. Fra l'aprile e il settembre 2015 - in quel crescendo di proteste popolari definite come la primavera guatemalteca - prima si dimette e finisce agli arresti Baldetti, vicepresidente. Poco dopo la stessa sorte tocca, fra gli altri, allo stesso presidente Pérez Molina: militare in pensione, nei primi Anni ottanta è stato protagonista della crudele repressione degli indigeni maya, specie nell'area dell'altopiano del Quiché. Nell'ottobre 2015 è dunque eletto presidente della Repubblica un attore comico. Morales - volto noto della televisione, che aveva già tentato invano la carriera politica anni prima - stavolta trionfa: è troppo forte l'onda della richiesta di voltar pagina, promossa da vari settori sociali».

Che cosa resta della primavera guatemalteca? Ossia di quel risveglio della coscienza pubblica contro la corruzione - per usare la definizione della sua rivista - che ha portato alle dimissioni e all'arresto dell'ex capo dello stato, Pérez Molina?

«Quel movimento - quel moto popolare di risveglio della coscienza popolare, contro la corruzione - non si è sopito. Tuttavia le piazze piene di gente sono un ricordo. Protagonisti della scena, in quei mesi, sono stati gli studenti e la classe media urbana, soprattutto della Capitale. I primi, nelle università, mantengono un certo livello organizzativo. La seconda meno, giacché paga la fragilità di quei partiti, che dicono di rappresentarla. Inoltre, resta forte il movimento indigeno maya, nelle sue varie articolazioni diffuse in tutto il Paese: oggi è forse l'unica forza capace, con le sue proteste, d'impensierire il Governo. Non credo che duri ancora la luna di miele fra il presidente e l'elettorato guatemalteco. D'altro canto, le attese, forse esagerate, suscitate da Morales, si sono scontrate con la dura realtà nazionale. In cui i vecchi vizi - trasformismo politico, clientelismo e corruzione - non sono certo spariti».

L'Observatorio de pueblos indígenas de Guatemala attacca l'Esecutivo, definendolo razzista, discriminatorio ed escludente. E' d'accordo con questa posizione?

«Vale la pena ricordare che Morales - presentato come il volto nuovo della politica guatemalteca - è stato in realtà candidato dal Fronte di convergenza nazionale. Questo partito è stato creato dall'Associazione dei veterani militari del Guatemala (Avemilgua), insomma quanto di più vecchio si possa immaginare nel connubio fra Forze armate, oligarchia, economica e politica. Basti osservare che al secondo turno, per Morales, ha votato il 65% degli elettori, mentre il Frente de convergencia nacional, nelle contemporanee Elezioni legislative - pur alleato di un altro piccolo partito, Nazione - ha raccolto meno del 7 per cento».

Ci pare inoltre che, in quanto a cambi casacca e trasformismo parlamentare, la nuova stagione non sia per nulla dissimile rispetto a quelle del passato …

«Ciò che è accaduto nel Congresso, nei primi mesi di quest'anno, è all'insegna della peggiore continuità con la vecchia politica. In seguito a una serie di defezioni dagli altri partiti - sconfitti nelle urne, o privati dei loro leader per lo scandalo citato - il gruppo parlamentare Fcn-N si è andato ingrossando di transfughi; e oggi è il più numeroso. Anche altri partiti e alleanze si sono beneficiati di numerosi cambi di casacca, che mortificano il voto democratico e cambiano sostanzialmente il quadro politico uscito dalle urne. In questa situazione, si capisce che - per chi tira i fili sullo sfondo - Morales dovesse rappresentare soltanto il volto nuovo, da presentare all'opinione pubblica, interna e internazionale».

Dal punto di vista della società guatemalteca, la sua testata identifica una lotta strisciante tra le élite tradizionali, ed emergenti. Quale, secondo lei, ha preso il sopravvento?

«Nei fatti, oggi, sembra piuttosto di assistere a uno scontro - che come un fiume carsico appare e scompare - fra settori militari e grande impresa privata: il fine ultimo è quello di conquistare l'egemonia nel o sul Governo. La questione dei vari settori dell'Esercito - dei rapporti di forza interni alle Fuerza armadas - è assai complessa e, pure, contraddittoria. Se dietro Morales ci sono senz'altro esponenti della più arcaica cultura castrense - spesso in disputa tra loro - è interessante notare che il nuovo presidente ha confermato nel suo Esecutivo il ministro degli Esteri, Carlos Raúl Morales, e il titolare della Difesa, Williams Alberto Mansilla: i quali, appunto, facevano parte anche dell'Amministrazione Pérez Molina».