Americanos43

29 Giugno Giu 2016 1950 29 giugno 2016

Comici al potere, il caso Guatemala - 2

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Il viaggio alla scoperta della situazione politica - ma anche economica e sociale - del Guatemala, prosegue con la nuova tranche dell'intervista a Marco Cantarelli. Il nostro intervistato è direttore responsabile di "Envío - bollettino mensile centroamericano": l'edizione italiana della rivista mensile "Envío" dell'Universidad centroamericana (Uca), che ha sede a Managua, capitale del Nicaragua.

La testata - curata dall'associazione Alternativa nord/sud per il XXI secolo (Ans-XXI onlus) d’intesa con la direzione nicaraguense - è reperibile al seguente indirizzo: http://www.ans21.org/envio/area-abbonati/2016 . Nella seconda parte del colloquio abbiamo parlato soprattutto del ruolo degli Stati uniti, in questa nuova fase della storia guatemalteca; senza tuttavia tralasciare un paio di notizie che nei mesi scorsi hanno sollevato dal torpore - alleluia - anche i media mainstream.

Ci riferiamo in primis alla sentenza per i crimini - sessuali e non - contro le donne di Sepur Zarco, che ha imposto 360 anni di reclusione a due ex militari. Abbiamo quindi trattato dell'arresto di Benedicto Lucas García: il capo di stato maggiore ai tempi del terrore - oltre che fratello dell'ex presidente Fernando Romeo Lucas García - è in carcere da gennaio. E come invito alla riflessione, pubblichiamo la foto che lo ritrae insieme a due ufficiali statunitensi. Segue la seconda parte dell'intervista al direttore di "Envío": una pubblicazione per chi non si accontenta di credere che l'America centrale sia solo quella della «sguattera del Guatemala» (presumibilmente) maltrattata da Federica Guidi, tanto per usare l'"elegante" espressione dell'ex ministra.

Prima di proseguire con l'analisi delle contrapposte correnti dell'Esercito, ci tolga una curiosità: l'Esecutivo del presidente commediante Jimmy Morales, presenta dunque somiglianze rispetto al Governo Pérez Molina …

«Sì, sotto questo profilo c'è stata una scelta di continuità. Proseguiamo comunque con l'analisi dei settori delle Forze armate. Il ministro della Difesa, Williams Alberto Mansilla, guida una corrente delle Forze armate, che da un lato accetta lo svolgimento dei processi per crimini contro l'umanità: quelli commessi dai militari tra il 1960 e il 1996, nel corso di una sanguinosa guerra civile durata trentasei anni. Un esempio in tal senso è rappresentato dall'arresto di Lucas García, il capo di stato maggiore negli anni compresi tra il 1978 e il 1982. Questi è da molti considerato lo stratega delle cosiddette operazioni terra bruciata, costate la vita a decine di migliaia di guatemaltechi, soprattutto indigeni. Offensive che portarono alla sconfitta militare della guerriglia, cioè dell'Unione rivoluzionaria nazionale guatemalteca, nota come Urng. Tra gli altri esempi, ricordiamo il processo per il caso Sepur Zarco: alcuni militari sono stati condannati per schiavismo sessuale, torture e assassinio, ai danni di donne indigene. Le quali ebbero la sola sfortuna di risiedere vicino al distaccamento militare di Sepur Zarco, nei primi anni Ottanta. Dall'altro lato, la corrente militare di Mansilla considera l'esercito tanto più efficace, quanto più i militari siano preparati professionalmente. Oltre che rispettosi dei diritti umani, e il meno possibile impelagati nella corruzione che affligge lo Stato guatemalteco».

Giungono notizie contraddittorie sui rapporti con i Paesi confinanti. Se con l'Honduras è entrato in vigore uno storico accordo doganale, crescono le tensioni sul confine Guatemala - Belize. In sintesi, come definirebbe il ruolo della Nazione nell'Area centramericana?

«Circa lo scenario internazionale, bisogna innanzitutto parlare del ruolo degli Stati uniti. Anche in questa congiuntura, come del resto sempre nella storia moderna della Nazione, gli Usa hanno svolto un ruolo chiave: hanno favorito determinati esiti della crisi politica, e aperto nuove prospettive al Paese. Artefice di questo processo è l'attuale ambasciatore statunitense, Todd Robinson: afroamericano, ha già ricoperto vari incarichi all'estero, ed è stato, in particolare, sottosegretario aggiunto della Drug enforcement administration. Cioè la Dea, l'agenzia federale per la lotta al narcotraffico. Robinson ha appoggiato il lavoro della Comisión internacional contra la impunidad en Guatemala e, in generale, la lotta contro la corruzione nel Paese. Ha guardato con relativa simpatia alla primavera guatemalteca: non avrà esplicitamente chiesto che finissero in disgrazia Pérez Molina, Baldetti e gli altri inquisiti, ma non l'ha certo impedito».

In buona sostanza, cosa vuole l'Amministrazione Obama dalla classe dirigente del Guatemala, o dal blocco sociale che essa rappresenta?

«Il messaggio inviato all'oligarchia guatemalteca è chiaro: è ora che questa la smetta di approfittare come un parassita delle risorse dello Stato, che investa nel Paese, accetti una vera riforma fiscale. E cominci a pagare i giusti tributi, che deve in ragione della sua sfacciata ricchezza. Giacché non è possibile sanare le profonde ferite del Paese, se non si correggono le condizioni di diseguaglianza che lo affliggono; né si può immaginare di proiettare il Guatemala nel mondo globalizzato di oggi, se esso resta ancorato a una visione, a dir poco, coloniale dei rapporti sociali».

Immaginiamo che se la Superpotenza a stelle e strisce vuole esercitare certe pressioni, dovrà pur fornire qualcosa in cambio …

«Gli Stati uniti - fa capire l'ambasciatore - sono pronti a fare la loro parte; un sostanzioso pacchetto di aiuti - anche se inferiore alle iniziali promesse - è già stato approvato, a favore dei Paesi che fanno parte del Triangolo del nord: Guatemala, El Salvador e Honduras. Tuttavia - conditio sine qua non per la loro erogazione - è una lotta senza quartiere alla corruzione, che impedisce a qualsiasi programma economico-sociale di raggiungere i suoi obiettivi. Tuttavia ci sono altri due aspetti cruciali, nella nuova strategia di Washington per l'America centrale e, in particolare, per il Guatemala».

La prego, ce li elenchi.

«Entrambi questi aspetti hanno a che fare con la sicurezza nazionale degli Stati uniti: si tratta della questione migratoria e del narcotraffico. In breve, per gli Stati uniti, la frontiera fra Guatemala e Messico deve smettere di essere un colabrodo, attraverso cui svariate migliaia di migranti centroamericani tentano di arrivare nell'America settentrionale. Ciò richiede un maggiore controllo della frontiera, una più severa lotta alla corruzione, ma soprattutto, un miglioramento delle condizioni sociali della popolazione, perché questa non senta più il richiamo a partire. D'altro canto la lotta al narcotraffico e in generale contro il crimine organizzato - che si è infiltrato ormai in tutti i gruppi di potere, e che in qualche caso è tutt'uno con essi - è ormai un'imperiosa necessità. Tuttavia, aldilà di alcune operazioni clamorose, molto resta da fare in questo contrasto. Il ruolo della Dea è fondamentale in tal senso. Quanto accaduto in Honduras negli ultimi tempi è indicativo».