Americanos43

13 Luglio Lug 2016 2040 13 luglio 2016

Cuba e crisi Venezuela. Verso nuovo Maleconazo?

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La crisi, economica e politica, del Venezuela può attingere la Cuba del presidente Raúl Castro, di cui il mondo intero ha celebrato l'apertura agli Stati uniti? Proprio mentre il sottosegretario allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto, e il viceministro degli Esteri Mario Giro si trovavano all'Avana per firmare - col vicepresidente del Consiglio cubano, Ricardo Cabrisas - gli accordi bilaterali sul trattamento del debito, l'Isola era sconvolta dalle voci su nuovi apagón, sulla necessità di stringere la cinghia.

Caracas, a cause delle difficoltà in cui è invischiata, è stata costretta a ridurre le forniture di petrolio verso L'Avana. Proprio mentre le aperture politiche stavano esaltando gli entusiasmi, i cubani si trovano privati - o quasi - del polmone energetico.

Va rammentato che gli accordi tra Hugo Chávez e Fidel Castro - dell'inizio degli anni Duemila - consentivano a Cuba d'importare oro nero venezuelano a prezzi preferenziali, in cambio della cooperazione nei settori della sanità, della scuola, e dell'apparato di sicurezza nazionale. E non si trattava di aiuto simbolico: per anni la Maggiore delle Antille ha ricevuto oltre centomila barili di greggio il giorno, calati negli ultimi tempi a quota 85mila. Una quantità tale, che il Governo preferiva destinarne una parte per l'esportazione, a prezzi, questa volta, di mercato; (secondo alcune fonti era immediatamente impiegato a uso interno meno del 60 per cento).

Così l'8 luglio Castro ha riconosciuto la «contrazione delle forniture di combustibile concordate col Venezuela, nonostante la ferma volontà di Nicolás Maduro e del suo Governo di rispettare i patti». Si parla di un calo della somministrazione per almeno il venti per cento. Una riduzione che ha inciso duramente sul prodotto interno lordo. Nel primo semestre 2016 la crescita si è fermata a un modesto 1% - si prevedeva il doppio - dato di molto inferiore al +4,7 del primo semestre 2015: percentuale che un anno fa fu giudicata insufficiente, per mettere in moto un circolo economico virtuoso. Radio bemba (i rumors che si propagano tra la gente) ne è convinta: ci troviamo nell'imminenza di un nuovo Período especial, analogo a quello che colpì la Nazione all'inizio dei Novanta.

Il capo dello stato l'ha escluso, ha respinto l'ipotesi di un prossimo «collasso economico», pur non nascondendo le difficoltà; del resto è noto che le imprese statali hanno ricevuto l'ordine di ridurre il consumo di combustibile ed elettricità. In particolare - ha dichiarato il ministro dell'Economia, Marino Murillo - l'Isola deve ridurre del 28% il consumo energetico; in ogni caso si cercherà di non incidere sul settore residenziale, e sulle industrie-chiave, come quella turistica. Ovvie conseguenze di ciò saranno i black-out, i fatidici apagón, i limiti all'uso dei condizionatori e agli orari lavorativi. Se a tutto ciò si aggiunge il calo del prezzo delle materie prime, e le difficoltà di partner come Angola e Brasile, sembrano esserci gli ingredienti per una «tempesta perfetta».

Sono le parole - virali nel web - usate dal vicedirettore del 'Granma', Karina Marrón: la giornalista - durante l'assemblea dell'Unión de periodistas de Cuba (Upec) - ha affermato che «non c'è più Fidel per andare sul Malecón», in allusione Maleconazo del 5 agosto 1994. Secondo Marrón, il 2018 è alle porte, e si sta «preparando una tempesta perfetta … questo fatto della riduzione del combustibile, dell'energia, signori, questo Paese non sopporta un altro 1993, 1994».

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