Americanos43

2 Agosto Ago 2016 0120 02 agosto 2016

Messico - Usa, e se vincesse la Clinton?

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In Messico la maggioranza dell'opinione pubblica respinge l'idea che il candidato Donald Trump possa assurgere alla Casa bianca. E tuttavia molti osservatori fanno notare che anche il rapporto tra la famiglia Clinton e il Paese latino è apparso controverso, turbolento. Sono in molti dunque a chiedersi cosa accadrebbe se - a conquistare gli Stati uniti - fosse la dem Hillary Clinton.

A sud del Rio Grande si rammenta che durante il mandato Clinton furono promulgate leggi migratorie, che hanno poi facilitato l'espulsione di latinos irregolari. Deportazioni che - in conformità a quelle normative - sono continuate anche durante la gestione di Barack Obama, che ha segnato il rimpatrio forzato di circa due milioni di migranti latinoamericani.

Queste decisioni hanno rappresentato la risposta alle pressioni xenofobe dell'America profonda, e spesso sono state prese in accordo con l'Esecutivo di Città del Messico. In ogni caso, giova sintetizzare in tre punti la relazione tra la famiglia Clinton e la Nazione ispanoamericana.

Il Nafta e gli allegati

Il Nafta (North american free trade agreement) fu firmato nel 1992 da George Bush, e Carlos Salinas de Gortari. Tuttavia subito dopo l'insediamento del gennaio 1993 - il Nafta entrò in vigore nel gennaio 1994 - Bill Clinton annunziò che avrebbe promosso negoziati supplementari. Le pressioni dei sindacati Usa furono forti - si temeva concorrenza sleale, e delocalizzazione a caccia di manodopera a basso prezzo - e Clinton fece intendere che senza nuovi allegati, frutto di accordi paralleli, non si poteva ratificare nessun accordo. Insomma gli Usa - a scapito del contraente debole - riuscirono a ottenere dal Trattato il massimo, limitando le negatività.

Il muro di Clinton

La narrazione della Clinton, è scontata: Trump pretende il muro alla frontiera, mentre i democratici puntano al dialogo con i Governi latini. Tuttavia va ricordato che sia il muro, sia le restrizioni migratorie esistono già, imposte durante i mandati Clinton. La prima barriera tra le Nazioni fu costruita in California nel 1993, nell'ambito dell'Operazione Guardián. Seguì nel '97 (l'Operazione Río Grande) l'edificazione del tratto texano della barriera. Risultato? I flussi non diminuirono, ma si traslatarono al centro della zona di confine, quella desertica. L'esito fu tragico: oltre cinquemila migranti morti, tra il 1995 e il 2000. Tralasceremo i provvedimenti imposti alla Casa bianca da un Congresso a maggioranza repubblicana; non il caso però dell'Antiterrorism and effective death penalty act of 1996.

Che indurì le politiche migratorie (accelerando le procedure di espulsione), col corollario della separazione di tante famiglie d'immigrati.

Hillary e gli attriti con Calderón

Come segretario di stato - durante il primo Governo Obama - la candidata dem si è resa protagonista di controversi episodi, lungo l'asse Washington - Mexico City. Inevitabili le scintille, quando il leader Felipe Calderón segnalava che gli Usa non facevano abbastanza - contro i traffici di armi e droga - e la Clinton ribatteva con (sgradite) definizioni sulla natura dei Cartelli. La crisi maggiore tuttavia seguì la pubblicazione di documenti riservati, per opera di Wikileaks. Risultò che il Dipartimento di stato aveva ordinato varie indagini sulla salute mentale di Calderón; i cui improvvisi sfoghi preoccupavano gli ambienti diplomatici. E dopo che nel 2011 i due si riunirono, la Clinton confessò: «E' stato il peggior incontro che ho avuto con un capo di stato».

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