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30 Agosto Ago 2016 2251 30 agosto 2016

Pace in Colombia, le cose da sapere

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Dopo 52 anni - e quattro di duro negoziato all'Avana - è finita la Guerra civile in Colombia. Almeno quella che ha contrapposto, al Governo di Bogotà, la Guerriglia marxista delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia (Farc). L'Accordo finale di pace è stato firmato, il 24 agosto, dai capi delle rispettive delegazioni: Humberto de la Calle, in rappresentanza dell'Esecutivo del presidente Juan Manuel Santos, e Iván Márquez, capo dei negoziatori Farc.

Segue una guida per descrivere i contenuti delle 297 pagine dell'Acuerdo final de paz, che ha visto come padrino il presidente Raúl Castro.

La necessità del plebiscito

L'ultimo ostacolo alla pace sarà il plebiscito del 2 ottobre: sin dall'inizio dei negoziati Santos aveva annunciato che avrebbe sottoposto gli accordi alla volontà popolare. Così dopo la convalida dell'Acuerdo da parte del Congresso, sarà convocato un plebiscito - preceduto da breve campagna elettorale - che dovrà dargli il via libera definitivo. Analogamente il testo dovrà esser ratificato dalla Conferencia nacional delle Farc, atto che dovrebbe precedere la firma solenne di fine settembre.

I contrari

Criticano l'Accordo, le forze politiche più conservatrici: soprattutto per quella sorta d'impunità che concederebbe ai guerriglieri (un aspetto per il vero rilevato anche da organizzazioni come Human rights watch). E' il caso del partito dell'ex presidente, Álvaro Uribe, il cui Governo inflisse un duro colpo militare ai ribelli. Si adduce poi che un nuovo negoziato di pace vedrebbe la guerriglia in una posizione ancor più debole.

Le pene per i crimini della guerra civile

L'Acuerdo istituisce un Tribunale speciale (il Tribunal de justicia transicional) che dovrà giudicare i crimini di guerra e contro l'umanità, commessi durante il conflitto: non solo dai guerriglieri, ma anche da militari e paramilitari. I fatti meno gravi invece dovrebbero essere oggetto d'amnistia. Tuttavia si prevede che anche gli autori dei reati gravi possano evitare le pene detentive - tra i cinque e i venti anni - attraverso tempestive confessioni, richieste di perdono alle vittime, e risarcimenti simbolici alla collettività.

Le armi della guerriglia

Le Farc hanno a disposizione 180 giorni per disarmarsi: osservatori delle Nazioni unite verificheranno le operazioni di consegna delle armi, e inizialmente ne avranno la custodia congiunta con i ribelli. In seguito si prevede la loro fusione in tre monumenti, da collocarsi in Colombia, a Cuba e a New York.

Le Farc saranno un partito

Il Gruppo guerrigliero - grazie anche a un finanziamento pubblico - si trasformerà in partito politico e potrà diffondere le proprie idee. Gli saranno garantiti cinque seggi in entrambi i rami del Congresso, sia in seguito alle Elezioni del 2018, sia dopo il voto del 2020. E potrà naturalmente averne anche di più, con i voti necessari. Saranno esclusi dal voto i guerriglieri che scontino la reclusione.

La questione vittime

Il problema dei risarcimenti alle vittime è trattato in modo per ora fumoso: si affida a una costituenda Comisión de la verdad il compito di raccogliere, da quelle, i racconti delle esperienze sofferte. Queste testimonianze serviranno per determinare i successivi risarcimenti (ma anche colpevoli e condanne), cui anche le Farc si sono dichiarate disponibili.

Scarse possibilità - legali - di marcia indietro

Se il plebiscito confermerà l'Accordo, questo entrerà a far parte della Costituzione nazionale. Complesso quindi, poterlo scardinare legalmente.

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