Americanos43

7 Settembre Set 2016 0007 07 settembre 2016

Venezuela, data cruciale il 10 gennaio 2017

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Dopo la manifestazione del 1° settembre - organizzata dall'opposizione moderata - il futuro del Venezuela è più chiaro. L'alleanza antichavista - riunita nella Mesa de la unidad democrática (Mud) - farà il possibile perché si celebri il referendum revocatorio, entro il 10 gennaio 2017. Se così fosse - e com'è probabile, il 'No' ottenesse più consensi rispetto ai voti del presidente Nicolás Maduro nelle Elezioni del 2013 - sarebbero organizzate nuove Presidenziali.

Che - stando all'aria che tira - premierebbero la proposta conservatrice, per una svolta a destra che avrebbe conseguenze dirompenti: non solo nel Paese caraibico, ma anche nelle dinamiche dell'intera America latina. Se invece il Governo del Partido socialista unido de Venezuela (Psuv) riuscisse a resistere oltre quella data, le cose sarebbero diverse: la sinistra venezuelana avrebbe tutto il tempo di organizzarsi. Se, infatti, la sconfitta referendaria occorresse oltre la suddetta data, sarebbe un vicepresidente chavista - al momento la carica è ricoperta da Aristóbulo Istúriz - a sostituire Maduro sino al termine del mandato. Ossia sino all'aprile del 2019.

Venezuela, insanabile spaccatura ideologica

In realtà siamo di fronte a un conflitto ideologico, che ha sullo sfondo una grave crisi economica: i cui effetti più evidenti sono l'elevata inflazione, e la cronica mancanza di prodotti basici, anche alimentari. La marcia dell'opposizione - la «toma de Caracas», cioè la 'presa di Caracas' - aveva come obiettivo principale quello di esercitare pressioni sul Consejo nacional electoral (Cne): affinché l'organo elettorale, appunto, sia rapido e sollecito nell'eseguire le formalità necessarie a indire il referendum, e soprattutto non si renda complice di supposte attività dilatorie. Sicuramente le dimensioni della 'piazza' moderata - un milione di partecipanti secondo gli organizzatori - hanno dimostrato che l'opposizione ha la maggioranza nel Paese, e che la composizione dell'Assemblea nazionale rispecchia in pieno la società civile. Del resto ultimamente gli eventi della Mud superano spesso - per numero di partecipanti - quelli a sostegno dell'Esecutivo. Va poi segnalato che lo stesso ostruzionismo del regime bolivariano, finisce per dare un impulso ancor maggiore a ogni iniziativa dell'opposizione. In ogni caso la posizione politica dei nostalgici di Hugo Chávez è chiara, e ben espressa da una recente dichiarazione di Diosdado Cabello; che non è solo il primo vicepresidente dello Psuv, ma è considerato l'eminenza grigia della sinistra. Cabello - non senza logica - ripete che «la destra venezuelana deve capire che non ce ne andiamo in questo modo», come riporta il portale 'Noticias 24', e che «se vogliono la Presidenza, ebbene la conquistino per via elettorale». Nei Palazzi del Venezuela si è assistito a quanto accaduto con l'ex presiedente Dilma Rousseff in Brasile, e si è determinati più che mai a contrastare un analogo cambio di rotta.

Venezuela in crisi, le conseguenze nella Regione

Intanto la crisi del Venezuela ha effetti nefasti anche sulle economie delle altre Nazioni del cosiddetto Asse bolivariano, sugli altri Paesi integrazionisti latinoamericani. E' il caso di Cuba, ove la scarsità delle forniture di petrolio comincia a farsi sentire, e il disgelo con gli Stati uniti è sempre più essenziale per la sopravvivenza dell'economia nazionale. Nei giorni scorsi è stato inaugurato il primo volo di linea con gli Usa dopo svariati decenni, e ciò lascia ben sperare.

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