Americanos43

9 Settembre Set 2016 2316 09 settembre 2016

Ecuador, cinque domande sulle Presidenzali

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Il presidente dell'Ecuador, il progressista Rafael Correa, non si ricandiderà per un quarto mandato, alle Elezioni del 19 febbraio 2017. I fedelissimi del comitato 'Rafael contigo siempre' - quelli più realisti del re - hanno già raccolto le firme per un referendum, volto a consentire una nuova candidatura. Si tratterebbe di superare quella disposizione transitoria - verso la quale Correa in passato ha avuto un atteggiamento quantomeno ondivago - che gli impedisce appunto di ripresentarsi.

E anche il leader dell'opposizione moderata, Guillermo Lasso, ha dichiarato in un'intervista che avrebbe appoggiato l'iniziativa, forse per dar mostra di non temere l'avversario.

Tuttavia pare che gli elementi più in vista del suo movimento - il Creando oportunidades (Creo) - non siano della stessa idea. Comunque il belloccio Correa - idolo sessuale delle giovani progressiste latinoamericane - ha dichiarato di volar via in Belgio, una volta terminato il mandato. Nel Paese europeo, di cui la moglie è originaria, vivrà in un appartamento di sessanta metri quadrati, dedicandosi - ripete lui - all'attività accademica. Insomma nulla a che vedere con i politici corrotti, spiega Correa, i quali preparano il tesoretto per vivere tranquilli in Europa. In ogni caso, a febbraio - in un Paese centrale dell'Asse bolivariano - andrà in scena una sfida vitale per la sinistra latinoamericana, e il suo futuro.

Gli Esecutivi Correa che si sono succeduti sinora, hanno sì ottenuto apprezzabili successi economici, ma la crisi del modello integrazionista si fa sentire anche dalle parti di Quito. La sfida ecuadoriana rappresenterà un appuntamento cruciale, poiché se dovesse prevalere l'esponente conservatore - l'imprenditore Lasso, già sconfitto alle Presidenziali 2013 - ecco che la svolta a destra del Subcontinente sarebbe un fatto conclamato, e avrebbe conseguenze globali. Secondo l'ultimo sondaggio è in testa - col 35% dei voti validi - l'ex vicepresidente, Lenín Moreno, dell'alleanza progressista. Che di recente è stato coinvolto in una polemica per ricevere un assegno dallo Stato, nonostante svolga un incarico per le Nazioni unite, a Ginevra, (è l'inviato speciale per i disabili, del segretario generale Ban Ki-moon).

Se il candidato governativo non riuscirà a ottenere almeno la metà dei suffragi (o il 40%, ma superando del dieci gli avversari), dovrà affrontare un difficile ballottaggio con Lasso. Seguono le fatidiche cinque domande, per capire meglio la situazione della Nazione sudamericana.

Come giudica il tentativo del presidente Rafael Correa di modificare la Costituzione, per consentire al capo dello stato di candidarsi indefinitamente? Anche se Correa nel 2017 non si ripresenterà, non si è finito per esacerbare inutilmente il clima politico?

Correa è popolare, ma si susseguono manifestazioni antigovernative, promosse anche da sindacati e comunità indigene. Dipende dalla crisi economica - determinata tra l'altro dalla caduta del prezzo del greggio - o c'è dell'altro?

Nel 2010, reparti della Polizia si sollevarono contro il Governo, in un tentativo di golpe. Un evento simile si può ripetere, o nel frattempo le Istituzioni si sono rafforzate in modo decisivo?

In un periodo in cui la sinistra latinoamericana è in affanno, gli inevitabili tagli al bilancio - e il conseguente scontento - potranno fornire chance alla destra in vista delle Presidenziali 2017?

Caso Assange: ci dà un giudizio del braccio di ferro tra Ecuador e un bel pezzo della Comunità internazionale?

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