Americanos43

16 Settembre Set 2016 2302 16 settembre 2016

Messico, crescono le pandilla

  • ...

Sulla stampa latinoamericana sta avendo spazio la notizia sull'incremento delle pandilla in Messico, in particolare nella capitale Ciudad de México, (ossia nel Distretto federale). E gli occhi sono puntati soprattutto sulla mara La Unión, una violenta gang che - com'è comune tra le pandilla messicane - è nata svolgendo una sorta manovalanza, a favore dei narcotrafficanti.

Andiamo però con ordine. Nel caso de quo, la banda - in origine - avrebbe avuto uno stretto legame col cartello - ormai in disarmo - dei fratelli Beltrán Leyva: va da sé, occupandosi soprattutto dello spaccio di cocaina. Nota per gli aficionado della narcoguerra: il famigerato Cártel de los Beltrán Leyva - dopo una prima fase di alleanza col cartello di Sinaloa - ha accusato Joaquín 'El Chapo' Guzmán Loera di tradimento, passando così dalla parte dei rivali Los Zetas.

Insomma oggi - almeno a sentire la magistratura inquirente - La Unión è una delle maggiori minacce all'ordine pubblico messicano, responsabile non solo dello spaccio di stupefacenti, ma anche di sequestri, estorsioni e assassini. E proprio a costoro si deve il consistente incremento della violenza a Città del Messico: secondo l'Encuesta nacional de victimización y percepción sobre seguridad pública del 2015, gli omicidi (o meglio, il tasso di assassini ogni centomila abitanti) avrebbero avuto un'impennata di circa il 15 per cento. Secondo la Procura, questa pandilla si sarebbe costituita intorno al 2010, quando gruppuscoli criminali del quartiere di Tepico - da decenni un barrio bravo, bollente, nonostante sia a due passi dalla Piazza delle Tre culture - hanno deciso di lavorare insieme.

Dopo quindi aver debellato i rivali Los Lobos, ecco che si sono appropriati dell'intera zona turistica, finanziandosi non solo con la droga, ma anche applicando il pizzo ai commercianti. Il fenomeno è visto dalle Autorità con grande preoccupazione, giacché era almeno dalla fine degli anni Ottanta - si ricordano i Los Panchitos - che una banda criminale non riusciva a controllare tanto capillarmente vaste aree della Capitale. Mentre ancor prima le pandilla erano relegate soprattutto all'area di frontiera con gli Stati uniti, incaricate del trasporto della coca. E poi ad accrescere l'aura 'mitica' di questi poveri delinquenti, ci si mette anche la devozione per la Santa Morte: il culto della Madonna Morte è stato approfondito dal docente e giornalista Fabrizio Lorusso, nel libro 'Santa Muerte - Patrona dell'umanità'.

Dello stesso Autore, in queste settimane, troviamo in libreria 'Messico invisibile - Voci e pensieri dall’ombelico della luna': la cui prefazione è affidata ad Alessandra Riccio, da noi intervistata su questo spazio. La pubblicazione fornisce nuovi spunti per intendere la narcoguerra. «Oggi il Paese», scrive Lorusso nella presentazione «è l'ombelico dei traffici delle principali sostanze stupefacenti consumate negli Stati Uniti e in Europa: marijuana, cocaina, eroina, metanfetamine. Negli ultimi dieci anni la militarizzazione della cosiddetta 'guerra alle droghe' ha causato oltre centocinquantamila morti e trentamila desaparecidos e la crisi dei diritti umani nel Paese è terrificante.

Territori e comunità vivono gli effetti distruttivi della violenza sul tessuto sociale e familiare. I giornalisti e gli attivisti sono minacciati e costretti a tacere, anche con la morte o la sparizione forzata, e le colline intorno a tante città e villaggi sono disseminate di fosse clandestine e resti umani».

Correlati