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19 Settembre Set 2016 2005 19 settembre 2016

Colombia e plebiscito, sette cose da sapere

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La pace in Colombia - tra il Governo e la guerriglia delle Fuerzas armadas revolucionarias de Colombia - Ejército del Pueblo (Farc-Ep) - è veramente a un passo. La prossima tappa del percorso è rappresentata dal plebiscito del 2 ottobre. Un voto con cui i colombiani dovranno dare la loro approvazione all'Accordo tra Bogotà e i guerriglieri: il documento che è stato firmato settimane fa all'Avana. Cerchiamo di capirne di più.

Perché è necessario il plebiscito?

La necessità di questo voto per la pace è definita da una legge, che appunto convoca detto plebiscito, e che è stata dichiarata conforme alla Costituzione, da una sentenza della Corte constitucional. I giuristi ci tengono a rilevare che non si tratta di un referendum ma appunto di un plebiscito: nel primo caso l'elettorato dà il via libera a una riforma legislativa o costituzionale, mentre nel caso de quo si approva la gestione politica - con riferimento alla pace - del presidente Juan Manuel Santos. Saranno poi le leggi e le norme costituzionali - votate dal Congresso - a tradurre in pratica l'Accordo.

Il plebiscito era in origine obbligatorio?

La chiamata alle urne è divenuta obbligatoria, solo dopo l'approvazione della legge in questione: il capo dello stato, secondo la Carta fondamentale, avrebbe avuto, infatti, la facoltà autonoma di stringere accordi con i gruppi ribelli. Insomma si è trattato di adempiere una sorta d'impegno politico, verso il proprio elettorato.

L'esito è vincolante?

Sotto il profilo giuridico, il voto avrà valore vincolante, e non semplicemente consultivo. Il popolo potrà dire l'ultima parola sull'agire politico del Governo, nel dare impulso all'Accordo. Tuttavia l'implementazione spetta alle Istituzioni nazionali: in primis al Parlamento, ma sarà importante anche l'iniziativa legislativa presidenziale.

E' necessario un quorum, per la validità?

La Ley del Plebiscito, emanata dal Congresso, stabilisce che esistono due condizioni, affinché il plebiscito possa essere approvato. Una è lapalissiana, ossia i suffragi a favore del 'Sì', devono superare quelli per il 'No'. Ciò però non basta: ci vuole anche il voto favorevole del tredici per cento degli aventi diritto (cioè del corpo elettorale). In sostanza, i consensi devono arrivare - approssimativamente - a quota quattro milioni e 400mila. Si tratta di numeri che non sono scelti a caso, ma commisurati a quella che è la generica affluenza elettorale nel Paese sudamericano.

Il quesito è ben formulato?

Il quesito è il seguente: «Appoggia l'accordo per terminare il conflitto e per una pace stabile e duratura?». Settori dell'opposizione ritengono che la formulazione - contrariamente alle determinazioni della Corte - induca a votare per il Sì: eccessiva la carica sentimentale contenuta nell'ultima parte.

Che cosa accade con la vittoria del Sì?

Se vincono i Sì, il presidente avrà l'obbligo d'implementare l'Acuerdo final, e di presentare al Congresso i necessari progetti di legge (anche quelli per la riforma della Costituzione).

E se dovesse vincere il No?

Un esito negativo non inciderebbe sui poteri costituzionali del presidente, volti a mantenere l'ordine pubblico. L'Esecutivo potrebbe quindi negoziare e sottoscrivere nuovi accordi con la guerriglia, ma senza che abbiano come base il testo bocciato. Secondo alcuni giuristi - sul presupposto che dominus è il Congresso - il presidente potrebbe de iure anche ripresentare l'Accordo respinto. Anche se, in questo caso - si riconosce - le conseguenze politiche sarebbero dirompenti.

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