Americanos43

21 Settembre Set 2016 2009 21 settembre 2016

Haiti, guida sintetica alle Elezioni 2016

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Dopo il caos istituzionale dei mesi scorsi, sembra che questa sia la volta buona. Il 9 ottobre Haiti celebrerà le Elezioni generali: sia per la scelta di un nuovo presidente della Repubblica tra ben 24 candidati - si tratta di una forma di governo semipresidenziale - sia per il rinnovo parziale del Parlamento. Il voto di ottobre 2015 - di cui si attendeva il secondo turno - è stato quindi annullato a causa dei brogli, che hanno provocato continui tumulti tra le fazioni.

L'eventuale ballottaggio tra i candidati presidenziali - per il caso che nessuno superi la metà più uno dei voti - è invece programmato per l'8 gennaio 2017. Se vogliamo parlare dei favoriti, dobbiamo cominciare da Jovenel Moïse, del Parti haïtien tèt kale (Phtk).

Forte del primo posto nell'Elezione annullata, questi è un imprenditore del settore agricolo, che prima della "discesa in campo" era poco noto all'opinione pubblica. In ogni caso, può essere considerato il delfino dell'ultimo capo di stato eletto: il discusso Michel Martelly di Réponse paysanne. Quest'ultimo - cantante prestato alla politica, ed eletto grazie all'immagine di populista di sinistra - cerca quindi di contare ancora, nella politica nazionale. E ciò nonostante una gestione disinvolta, di cui i media internazionali hanno rilevato soprattutto le numerose gaffe. La tendenza politica di Moïse? Pur nella difficoltà di calare gli schemi della destra e della sinistra nella politica haitiana, potremmo assegnarlo al fronte di centro-destra.

Il principale avversario sarà forse Jude Célestin della Ligue alternative pour le progrès et l'émancipation haïtienne (Lapeh) - formazione ascrivibile al centro-sinistra - che nelle Elezioni annullate è giunto al secondo posto, quindi al ballottaggio. Funzionario pubblico di una certa popolarità per via della ricostruzione post terremoto, sin da subito dichiarò di non riconoscere l'esito elettorale del 2015. Il terzo incomodo sarà probabilmente Jean - Charles Moïse: il leader del movimento Platfom pitit desalin - questo senz'altro inquadrabile nel campo progressista - nel Voto annullato del 2015 giunse al terzo posto. Poche ore fa queste personalità - assieme ad altri due candidati alla Presidenza - si sono confrontati in un dibattito pubblico, e ciò lascia ben sperare in vista dell'auspicata pacificazione nazionale.

Seguono cinque domande che abbiamo posto a un esperto di geopolitica dell'Area (attendiamo le risposte), che possono chiarirci cosa è in gioco nel martoriato Paese caraibico.

Tra ottobre e gennaio prossimi, si celebreranno le Elezioni presidenziali e parlamentari di Haiti. Chi sono i principali contendenti per la carica presidenziale? In cosa si differenziano, tra loro?

Quale l'origine del conflitto violento, che ha condotto all'annullamento del voto del 2015? E' uno scontro del tipo «destra - sinistra», clientelare oppure magari tribale? Da dove nasce l'odio?

Nel libro da lei dedicato al Paese, si punta il dito sul paternalismo degli stranieri - ossia sull'industria della fame - quale concausa del sottosviluppo. Ci spiega questa singolare forma di sfruttamento?

Tralasciando il paternalismo (e anche il terribile terremoto del 2010, e il conseguente colera): perché Haiti non riesce ad affrancarsi dall'arretratezza? Perché non s'innescano quei progressi di crescita, riusciti in altri Paesi dell'Area?

Che cosa resta dell'epopea dell'ex sacerdote Jean - Bertrand Aristide, il presidente (poi esiliato) seguace della Teologia della liberazione, e caduto in disgrazia?

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