Americanos43

26 Settembre Set 2016 1941 26 settembre 2016

Usa, verso sanzioni al Nicaragua

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Nel Mar dei Caraibi pare tornare la Guerra fredda, e questa volta non dalle parti di Cuba - anche se, come vedremo, la Maggiore delle Antille centra anche questa volta - ma del Nicaragua. Giorni fa Ileana Ros-Lehtinen - esponente repubblicano nella Camera dei rappresentanti degli Stati uniti - ha dichiarato che l'Aula ha approvato un'importante proposta di legge (bipartisan), promossa da lei e dal democratico Albio Sires.

Si tratta del Nicaraguan investment conditionality act (Nica) - ribattezzato Nica act - che prevede sanzioni contro il Governo sandinista e progressista di Daniel Ortega. Insomma, a poche settimane dalle Elezioni presidenziali nicaraguensi del 6 novembre, i rapporti tra Washington e Managua, sono entrati in una fase turbolenta.

L'atto rappresenta la risposta a presunte violazioni dei diritti umani, e alla meno presunta involuzione della democrazia, seppur stoni che la promotrice Ros-Lehtinen - cubana e avanera purosangue, classe 1952 - sia una storica e intransigente militante anticastrista. Nota ai cittadini dell'Isla grande - che via cavo possono assistere ai notiziari delle televisioni in spagnolo della Florida - è sempre in prima linea nell'ostacolare il disgelo degli ultimi mesi. La proposta Nica act è stata una doccia fredda per i sandinisti, convinti che il trambusto della campagna elettorale Usa facesse posticipare una misura, che esula dalle priorità della politica nazionale.

Affinché il testo si trasformi in legge, è ancora necessario il nulla osta del Senato. Che tuttavia non dovrebbe mancare, data l'unanimità del voto alla Camera. «Questo progetto di legge», parola di Ros-Lehtinen, «ha come bersaglio Ortega, affinché lui e il suo regime siano responsabilizzati per la violazione dei diritti umani, e la manipolazione, a proprio vantaggio, del processo elettorale». L'atto - tra le altre cose - proibisce agli Usa di dar il via libera a quei prestiti, che Managua possa richiedere agli organismi internazionali di cui fa parte, (si pensi al Banco interamericano de desarrollo - Bid, e alla Banca mondiale). Non sono briciole: si stima che vengano a bloccarsi linee di credito dall'estero, pari a 250 milioni di dollari annui.

La proposta pare del resto in linea con i desiderata del Dipartimento di stato, che in passato aveva condannato le azioni del Governo Ortega «nello smantellare le istituzioni democratiche, come i partiti politici». Inevitabile la reazione di Managua, attraverso il comunicato di Rosario Murillo: la lady di ferro nicaraguense è portavoce del Governo, candidata alla vicepresidenza e moglie di Ortega. Si accusa il Congresso nordamericano d'ingerenza negli affari interni, rilevando come ciò sia storicamente frequente, specie in epoca elettorale. A determinare in questo senso gli Usa, la destituzione di 28 deputati di opposizione dell'Assemblea nazionale, i cui seggi sono stati affidati ai sandinisti.

Questi parlamentari del conservatore Partido liberal independiente (Pli) - secondo il Consiglio supremo elettorale - sono colpevoli di non aver riconosciuto la nuova leadership del proprio partito, guidata da Pedro Reyes. La controversia in seno al Pli tra Reyes e Eduardo Montealegre - secondo molti una manovra sandinista - è stata, infatti, decisa dalla Corte suprema a vantaggio del primo, poi accusato dai destituiti di collaborazionismo pro Ortega. Che dopo aver sdegnosamente rifiutato gli osservatori elettorali internazionali, guida in modo schiacciante i sondaggi sul conservatore Maximino Rodríguez.

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