Americanos43

30 Settembre Set 2016 0038 30 settembre 2016

Usa 2016, le cose da sapere sul voto latino

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Sull'esito delle Elezioni presidenziali negli Stati uniti - l'election day sarà l'8 novembre prossimo - sarà decisivo il voto dei cittadini di origine latina. Questi saranno ago della bilancia negli Stati - chiave: gli swing state, gli Stati federati in bilico. E' necessario fornire qualche dato, per comprendere le dinamiche elettorali di questa fetta della popolazione, che dovrebbe partecipare alla competizione con cifre più consistenti rispetto al 2012.

Va comunque rilevato che il candidato repubblicano, Donald Trump, continua a perdere consensi tra questo elettorato; che giudicando «razziste» le dichiarazioni del magnate sugli immigrati, dà l'impressione di seguire in massa la democratica Hillary Clinton.

Latinos, voto in massa per Clinton

L'imprenditore newyorkese - se si votasse oggi - riceverebbe la percentuale di voti latini più bassa, che abbia mai ottenuto il candidato repubblicano dal 1980. Ossia da quando il comportamento elettorale degli iberoamericani è calcolato con criteri statistici, ed è giudicato importante per la scalata alla Casa Bianca. Insomma Trump starebbe trascinando il Gop (Great old party) - giudicato «ostile» rispetto agli interessi latini - a livelli d'impopolarità mai visti, in questa parte del corpo elettorale. In buona sostanza, l'ex first lady ed ex segretario di stato si assicurerebbe il 72% dei suffragi latini, lasciando all'avversario solo il 18 per cento. Ciò significa un vantaggio di 54 punti del partito dell'asinello, sulla formazione dell'elefantino.

Il voto latino nella storia Usa

Premesso che sin dal 1980 l'elettorato latino ha preferito il candidato democratico all'esponente del Gop, il dato citato - come detto - rappresenta un record. Solo per fare un esempio, nelle Presidenziali 2012 - che pure rappresentarono un trionfo di Barack Obama - il capo dello stato uscente superò l'avversario repubblicano Mitt Romney di 44 punti percentuali. In quel caso i latinos si divisero, infatti, per 68 a 26. E non è tutto: il dato supera anche il famoso differenziale dei 51 punti - giudicato da molti inarrivabile - con cui nel 1996 Bill Clinton superò il repubblicano Bob Dole. Eravamo, all'epoca, nel clima della Proposta di legge californiana numero 187 (e di altre analoghe iniziative), volta a contrastare l'immigrazione.

Siamo lontanissimi dunque dal clima dell'Elezione 2004, quando l'attuale segretario di stato, John Kerry - nella peggior performance per il partito dell'asino - superò il pur controverso George W. Bush per soli diciotto punti.

Usa, chi sono i latinos

Per comprendere il voto latino, va specificato che i cittadini che hanno quest'origine sfiorano i 55 milioni e 200mila unità: è il 17% della popolazione totale del Paese. All'interno di questa comunità, in 25 milioni e 400mila si sono registrati per votare alle Presidenziali. E se in media partecipa al voto solo il 67% dei registrati, quest'anno si può forse pronosticare tra i latini - visto questo rifiuto ideologico verso Trump - una partecipazione superiore. La maggioranza di questi abitanti, il 63%, ha origine messicana; seguono i portoricani, che comunque hanno il passaporto a stelle e strisce. Seguono staccati - con percentuali comprese tra il 3 e il 4% - salvadoregni, cubani e dominicani.

Se è in California che risiede la più numerosa comunità latina, sono New Mexico, Texas e Florida, gli Stati che contano la più elevata percentuale. Decisivo sarà quindi il voto latino della Florida, tradizionalmente uno Stato - chiave, o battleground state.

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