Americanos43

27 Gennaio Gen 2017 1923 27 gennaio 2017

Era Trump e America latina, le previsioni economiche 2017

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Gli analisti del Fondo monetario internazionale (Fmi) sono stati chiari: sarà il clima di «incertezza» a frenare la crescita dell'America latina, nel corso del 2017; un'incertezza determinata dai cambiamenti della politica commerciale e migratoria, per opera della nuova Amministrazione statunitense. Si prevede che il PIL (prodotto interno lordo) della Regione aumenterà di 1,2%, laddove la maggior domanda proveniente dal mercato degli Stati uniti, sarà bilanciata dall'aumento del costo del denaro, e appunto dalle politiche protezioniste del nuovo Inquilino della Casa Bianca, Donald Trump.

Che punta al rafforzamento delle frontiere e all'eliminazione del North american free trade agreement (Nafta).

Insomma siamo di fronte a un calo rilevante, rispetto alla quota 1,6%, prevista dalla relazione di ottobre 2016. Secondo il direttore del Dipartimento dell'emisfero occidentale, Alejandro Werner, generalizzate pressioni inflazionistiche provocheranno un inevitabile indurimento (responsabile primo della frenata del PIL) della politica monetaria.

Messico

Il Messico, il Paese più esposto alle politiche protezioniste di Washington, dovrebbe crescere di un modesto 1,7%, (del 2% nel 2018). Un calo - rispetto al 2,3 di cui si parlava solo pochi mesi fa - legato essenzialmente alle incertezze sui nuovi investimenti Usa. Insomma, per Werner, il Paese ispanoamericano starebbe entrando in un «terreno difficile», e la cronaca di queste ultime ore sta lì a dimostrarlo.

Brasile

Per il Brasile si prevede una crescita molto modesta: pari allo 0,2% della ricchezza nazionale. L'ultimo trimestre 2016 è stato più fiacco rispetto alle previsioni, e proseguono criticità sul fronte occupazionale e del debito. Cosicché il Gigante sudamericano farà registrare la peggior performance tra le grandi economie latinoamericane, dopo il disastrato Venezuela. E tuttavia, sono lesti a rilevare i funzionari Fmi, il 2017 rappresenterà comunque una «stabilizzazione» dell'economia nazionale, dopo due anni di recessione. Insomma, secondo l'istituzione finanziaria, il clima economico verde-oro è cambiato, e sono state implementate le misure corrette.

Le buone notizie provengono da diversi fronti: l'inflazione è in calo, i consumi hanno cessato di diminuire, mentre è in corso una ripresa degli investimenti, e il tasso di cambio real - dollaro, sembra aver raggiunto una certa stabilità. E comunque per il 2018 si prevede una crescita pari a un più consistente 1,5 per cento.

Venezuela

Come anticipato, per Caracas non s'intravede la fine del tunnel della recessione: per l'anno in corso si prevede un calo addirittura del 6%, mentre per il 2018 - complice la crisi politica, economica e sociale - si pronostica un - 3 per cento.

Argentina

Si profila invece un deciso miglioramento per l'Argentina: uscirebbe dalla recessione del 2016 (-2,4%), per crescere del 2,2 quest'anno, e del 2,8 il prossimo.

Cile

Le soddisfacenti notizie che riguardano il Cile - e soprattutto il Perù - potrebbero non essere più tali. Andiamo con ordine. Per il primo si prevede una crescita del 2,1% quest'anno, e del 2,7 il prossimo.

Perù

Mentre a Lima si farebbe segnare quest'anno un bel 4,3, e nel 2018 un buon 3,5. Tuttavia queste previsioni non tengono conto dello stop - deciso dal magnate newyorchese - al Trans pacific partnership (Tpp): il ritiro degli Usa dall'accordo di libero scambio tra i Paesi affacciati su Pacifico, potrebbe nuocere alle economie di Perù e Cile - oltre che del Messico - che lo avevano già ratificato.

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