Americanos43

6 Febbraio Feb 2017 2010 06 febbraio 2017

Latino America 2017, il punto del think tank "L'Antidiplomatico"

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Per approfondire la situazione politica del Subcontinente latinoamericano, siamo entrati in contatto col think tank "L'Antidiplomatico" ( http://www.lantidiplomatico.it/ ), e in particolare col direttore responsabile dell'omologa testata, Fabrizio Verde. Il giornalista, che tra l'altro cura la sezione del portale nominata "Alba latina" ( http://www.lantidiplomatico.it/news-alba_latina/5694/ ) - dedicata appunto al Latino America - ci ha rilasciato una succosa intervista; di cui consigliamo la lettura (se non altro) per gli interessanti spunti, che possono invogliare a un personale approfondimento.

Verde definisce un «golpe parlamentare» il noto impeachment contro l'ex capo dello stato brasiliano, Dilma Rousseff, rimarca la legittimità del Governo Maduro - sino alla scadenza naturale dell'aprile 2019 - e rende evidenti gli obiettivi ultimi dell'Amministrazione Obama, nel riavvicinamento con Cuba.

Insomma una ventata d'aria fresca, nel clima dominante di conformismo: una cappa che ha portato le Istituzioni e i grandi media a trascurare la presenza della Rousseff a Lecce, e il suo intervento presso l'Università del Salento. Semmai scoraggia che questo progetto d'impegno e riflessione - appunto "L'Antidiplomatico" - sia balzato agli onori della cronaca solo al fine di collocarlo politicamente, e di scandagliare il passato dei collaboratori. La stampa e i politici nazionali - dando mostra d'innato provincialismo - hanno preferito così, pur in un Paese ove la «cultura degli esteri» è trascurata a ogni livello. Ci hanno spiegato che "L'Antidiplomatico" è un sito grillino, perché il direttore editoriale Alessandro Bianchi sarebbe uno stretto collaboratore di Alessandro Di Battista, importante esponente del Movimento cinque stelle.

Non contenti, ci hanno chiarito che sia Bianchi (proprietario della testata), sia il collega Verde, provengono dalle «reti della sinistra radicale romana». Solo l'antipasto, perché quello che contava era ancora lui, l'attivista Achille Lollo: e via con Primavalle e gli anni Settanta e la fuga in Angola, e gli arcinoti 18 anni trascorsi in quel di Rio de Janeiro. Pochi che abbiano avuto la voglia di leggersi la rivista "Brasil de fato", con cui l'ex militante collabora: aspetto che comunque lo legittima a scrivere sulle vicende verde-oro. Così la stampa nazionale e i politici nostrani sfogliano le pagine de "L'Antidiplomatico", specie per far gossip: sia sulla politica estera del Movimento cinque stelle, sia sulla supposta attrazione per alcuni leader mondiali.

Non solo Vladimir Putin e Donald Trump, ma soprattutto per il presidente siriano Bashar al-Asad: tanto per gridare quanto siano «assadiani» i Grillini. Un invito quindi alla lettura dell'intervista, che vuol essere una boccata d'aria pura rispetto alle piccinerie della politica nazionale.

A suo giudizio, come si profila - al netto dei prevedibili provvedimenti di facciata promossi dal magnate newyorchese - il futuro rapporto tra il neo insediato Governo statunitense e il Messico? Non crede che misure genuinamente protezioniste finiscano per danneggiare in primis le imprese statunitensi?

«Di là delle schermaglie e di rotture sostanzialmente di facciata, i colloqui e gli accordi, pur in segreto, continueranno come prima: dal muro, fino alle questioni economiche. Il presidente messicano Enrique Peña Nieto, in passato, ha già fornito prova di favorire solo gli interessi delle grandi multinazionali. A Peña Nieto non interessa difendere il Messico, né i messicani. Sulle misure protezioniste, vorrei citare quanto scritto di recente da Alberto Bagnai. "I prodotti esteri hanno tanti pregi, fra cui quello di costare poco", spiega l'economista, "ma hanno un unico grosso difetto: creano lavoro all’estero. Riflettiamoci"».

Politica interna brasiliana: di fronte alla disfatta elettorale della sinistra petista e lulista, crede che le forze politiche moderate e conservatrici avranno la strada spianata? Sapranno costruire un solido blocco sociale, anche in mezzo alla grave crisi economica?

«Avendo ottenuto la rimozione dell'ex presidente Rousseff attraverso un golpe parlamentare - e potendo beneficiare dell’appoggio pressoché unanime dei grandi mezzi di comunicazione nazionali - le forze moderate e conservatrici possono contare sicuramente su un grande vantaggio. Nonostante ciò, ci sono sondaggi che mostrano come l’ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva sia in vantaggio, nelle intenzioni di voto riguardanti il primo turno: prevarrebbe sia rispetto ad Aécio Neves - il candidato moderato sconfitto nel 2014 - sia sulla nota ambientalista, Marina Silva. Resta da vedere se gli sarà consentito candidarsi di nuovo alla Presidenza».

Più in generale, e si pensi alla vittoria di Mauricio Macri in Argentina, reputa che il celebrato ciclo progressista latinoamericano sia giunto ormai all'epilogo?

«Credo che siamo di fronte a una disputa tra due modelli antitetici: da un lato quello socialista e progressista delle sinistre, dall'altro quello neoliberista e conservatore propugnato dalle destre. Senz'altro le forze conservatrici hanno guadagnato delle posizioni, ma a mio avviso la teoria sulla fine del ciclo progressista è smentita dai fatti: su circa ventisei elezioni celebrate in una decade, le destre in buona sostanza hanno vinto solo le ultime Presidenziali in Argentina, e le Legislative in Venezuela. Indicazioni importanti, in ogni caso, le riceveremo dalle prossime elezioni in Ecuador, previste per il 19 febbraio: per la prima volta la Revolución ciudadana di Rafael Correa andrà alla prova delle urne, senza il proprio leader carismatico».

Azzardando un pronostico, crede che il Governo Maduro riuscirà a resistere sino alla naturale scadenza, nel 2019?

«Sì. Il presidente Nicolás Maduro ha superato indenne il 2016: un anno terribile, in cui il Venezuela si è trovato stretto nella morsa tra crisi e guerra economica. Grazie a una serie di misure adottate in ambito monetario, e a nuovi inserimenti nella squadra di Governo - penso al vicepresidente Tareck El Aissami - adesso l'Esecutivo Maduro è addirittura passato dalla difensiva all’offensiva. Secondo l’ultimo sondaggio effettuato da Hinterlaces, il Partido socialista unido de Venezuela resta il primo del Paese, con il 30% dei consensi».

Cuba - Stati uniti: il vostro think tank prevede che l'Inquilino di Washington giunga a smantellare la politica del disgelo promossa dal predecessore?

«Il cambiamento sarà nel metodo, ma non nel merito. Infatti, se l’Amministrazione Obama mirava a inserire Cuba nel processo della globalizzazione - al fine di provare a rovesciare il sistema socialista locale, o quantomeno per scardinarlo in modo graduale - Trump agirà sì in maniera più irruenta e impaziente, ma punterà comunque allo stesso obiettivo. Aumenteranno la pressione, le ingerenze, le critiche a livello internazionale; e sarà inasprito il bloqueo, che tanto danneggia l’economia cubana. Questo cambiamento di strategia non comporta necessariamente la fine di ogni forma di cooperazione o relazione».

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