Americanos43

15 Febbraio Feb 2017 2242 15 febbraio 2017

Sfide elettorali, iniziamo da Haiti

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Anche Haiti - lo Stato che occupa la parte occidentale dell'isola di Hispaniola - ha finalmente un presidente eletto per suffragio universale e diretto. Paiono quindi superate le controversie dei mesi passati, che avevano bloccato il Paese. Il primo turno delle Presidenziali dell'ottobre 2015 fu, infatti, annullato per le proteste violente degli avversari politici, che contestavano brogli.

Lo scorso 7 febbraio Jovenel Moïse del Parti haïtien Tèt Kale (Phtk) - imprenditore ed esportatore del settore agricolo, ramo bananiero - si è così insediato come capo di stato, nella Nazione più povera del Continente americano (e tra le più povere della Terra). Insomma dal punto di vista istituzionale - almeno da quello - dopo un anno e mezzo è finito il caos.

Moïse, 48enne, etichettabile come politico di centrodestra, è digiuno di qualsiasi precedente esperienza amministrativa. Era stato designato dall'ex leader della Nazione, Michel Martelly - il disc jockey Sweet Micky assurto alla guida dello Stato in modo discusso - le cui ultime fasi del mandato furono molto criticate. Se non altro perché accusato - dagli avversari politici, s'intende - di aver favorito proprio Moïse, nell'appuntamento elettorale poi annullato. L'attuale Primo cittadino è un personaggio poco noto all'opinione pubblica; ed ha sinora esibito un atteggiamento all'insegna del low profile: basta pensare alla cerimonia d'insediamento senza fronzoli, nella capitale Port-au-Prince.

Insomma siamo molto distanti dalle stravaganze - e dalle volgarità - del cantante e musicista, suo predecessore. E tuttavia, ciò non gli ha impedito di essere convocato - a pochi giorni dall'insediamento - dal giudice istruttore Breddy Fabien, che sta investigando su una vicenda di riciclaggio di denaro sporco. In realtà è almeno dal 2013 che le Autorità stavano portando avanti questa inchiesta. Tuttavia la stampa ha iniziato a occuparsi del caso solo nel gennaio scorso, quando è stato arrestato - ed estradato negli Stati uniti - il senatore Guy Philippe, vicino appunto al presidente in carica. Gravi le accuse: non soltanto riciclaggio, ma anche traffico di stupefacenti.

Moïse ha parlato di una vera e propria «manovra politica», aggiungendo di essere «un imprenditore che lavora duro. Ho cominciato dal basso, ma ho sempre agito con onestà e integrità. Si tratta di una forma di ricatto, giacché stiamo sul punto di formare un Governo». Le sfide del Paese caraibico - una Repubblica semipresidenziale - che il nuovo leader si trova davanti, sono veramente ardue; a cominciare dal dover tamponare le disastrose conseguenze dell'uragano Matthew, il cui passaggio impose addirittura di rinviare l'appuntamento elettorale di ottobre scorso. Soprattutto però dovrà reagire al malcontento della popolazione, ove domina la sfiducia nella capacità dei governanti di migliorare la situazione economica.

Insomma il mandato dell'imprenditore bananiero inizia in una situazione di grande debolezza, nonostante la vittoria al primo turno - nelle Presidenziali del 20 novembre - sul rivale di centrosinistra Jude Célestin. Forte del perentorio 55,6 per cento dei consensi sull'esponente della Lapeh (Ligue alternative pour le progrès et l'émancipation haïtienne) - fermo a quota 19,5 - il neopresidente dovrà innanzitutto affrontare problemi di cassa: se la crescita per l'anno in corso è stimata a un insoddisfacente 1%, il debito pubblico supera ormai - e abbondantemente - i due miliardi di dollari.

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