Americanos43

14 Marzo Mar 2017 1958 14 marzo 2017

Bolivia, puntare sulla coca

  • ...

La notizia è di pochi giorni fa: il presidente della Bolivia Evo Morales ha firmato una controversa legge, che quasi raddoppia l'area di territorio, ove sarà consentita la coltivazione legale della coca. Se prima gli ettari interessati da questa coltura, raggiungevano quota 12mila, la nuova normativa li innalza a 22mila. La notizia in certa misura stupisce: il capo dello stato è sì (anche adesso) un sindacalista dei cocalero (i coltivatori di coca), tuttavia vari settori sociali consideravano quest'idea come un incentivo al mercato delle droghe illecite.

Morales - il primo presidente discendente di índio (aimara) del Paese - è andato però diritto per la sua strada; e ha rivendicato il principio secondo cui la foglia di coca è suscettibile - nella cultura andina - dei più svariati usi.

Del resto gli indigeni (e non solo) usano la pianta per la preparazione di un infuso, che è un vero toccasana per alleviare i disagi provocati dall'altitudine: il mal dell'altezza (sul livello del mare), che i boliviani chiamano «soroche». E poi la foglia ha proprietà analgesiche, e a chi la mastica, offre un lieve effetto estimulante, mentre si mitigano i morsi della fame, della sete, e del dolore. Insomma il Governo de La Paz prosegue nella sua campagna per legalizzare a livello mondiale l'impiego tradizionale della foglia di coca, e per esortare le Nazioni unite a una dichiarazione in tal senso. «Vogliamo garantire», ha dichiarato il presidente promulgando la legge, «la fornitura di coca per tutta la vita», a beneficio di chi la usa legalmente.

Parole che hanno provocato la reazione dell'opposizione, secondo cui si tratterebbe di una legislazione incostituzionale (poiché contraria ai trattati internazionali), che rappresenta un beneficio per i narcotrafficanti. E' evidente che l'Esecutivo punta soprattutto a incrementare l'export per i prodotti a base di foglia di coca, che sono già venduti legalmente in Ecuador. E adesso forniamo qualche numero per meglio capire il curioso binomio tra la Bolivia e la coca. Seppur, come anticipato, la precedente legislazione autorizzasse 12mila ettari, le Nazioni unite (dato del 2014) stimavano che il territorio effettivamente «coltivato con piante di coca» raggiungesse i 20.400 ettari: corrispondenti al 15% dell'area totale del mondo intero.

E non è tutto: secondo uno studio dell'Unione europea del 2013, la Bolivia - per soddisfare la domanda legale di coca - dovrebbe destinare 14.700 ettari a questo tipo di coltivazione. Va segnalato infine che la Nazione andina è il terzo produttore mondiale di cocaina, alle spalle di Colombia e Perù. E' lecito pensare che una simile presa di posizione sia anche legata a questioni elettorali: il presidente ha annunciato la propria candidatura, in vista della rielezione al quarto mandato consecutivo. In un referendum del febbraio 2016, i boliviani hanno bocciato quella proposta di riforma costituzionale, che avrebbe consentito a Morales di partecipare alle Presidenziali dell'ottobre 2019.

Tuttavia in dicembre il leader cocalero ha appunto proclamato la quarta discesa in campo: i suoi seguaci sono convinti che la sconfitta al referendum sia stata il frutto di un complotto dei media, mentre sotto il profilo giuridico sono state già vagliate le strade percorribili. Si tratta di un nuovo referendum, o della rinunzia di Morales sei mesi prima della scadenza del mandato, o del ricorso al Tribunal constitucional, oppure di una riforma della Carta fondamentale, per iniziativa del Parlamento.

Correlati