Americanos43

29 Marzo Mar 2017 2039 29 marzo 2017

Brasile 2018, a sinistra "sfida" Lula - Gomes

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In Brasile già si pensa alle Presidenziali dell'ottobre 2018, che dovranno ricondurre il Paese - almeno sotto il profilo istituzionale - nell'alveo della normalità. Secondo gli ultimi sondaggi - pubblicati verso la metà di febbraio - l'ex presidente-operaio Luiz Inácio Lula da Silva prevarrebbe sia al primo, sia al secondo turno: si confermerebbe non soltanto alla guida del fronte delle sinistre, ma sarebbe in grado di distanziare notevolmente ogni rappresentante del blocco conservatore.

Non avrebbero i numeri né il carioca Jair Bolsonaro (nostalgico della dittatura militare), né Aécio Neves, sconfitto da Dilma Rousseff alle Presidenziali 2014: nessun potenziale candidato sembrerebbe in grado di sbarrargli il passo.

Tuttavia l'ex capo dello stato, come noto, è imputato in cinque procedimenti giudiziari, frutto della controversa operazione "Mani pulite", in salsa brasiliana. Insomma potrebbe esser costretto a lasciar libero il passo a qualche altro esponente progressista; e in questo caso il prescelto sarebbe molto probabilmente il cearense Ciro Gomes, turbolento esponente del laburista Partido democrático trabalhista (Pdt). Già un paio di volte candidatosi al Planalto - ed ex ministro lulista dell'Integrazione nazionale, tipico oligarca del Nordeste, e fratello dell'ex governatore dello Stato del Ceará, Cid Gomes - ha di recente dichiarato che la candidatura di Lula rappresenterebbe un «disservizio» verso il Paese.

S'infiammerebbe ancor di più quell'odiosa polarizzazione, che ha fratturato lo scenario politico brasiliano. Le critiche naturalmente non si fermano qui, anche se - a dire il vero - non sono mai taglienti e aggressive, come potremmo attenderci da siffatto personaggio. Che, tanto per chiarire con chi si avrebbe a che fare, ha giorni fa dichiarato che riceverebbe a colpi di pistola gli uomini di Sérgio Moro: il magistrato che indaga - nell'ambito dell'operazione Lava jato - sugli arcinoti fatti di corruzione. Insomma, secondo il 59enne ex sindaco di Fortaleza - ma anche ex governatore del Ceará, ed ex ministro delle Finanze del Governo di Itamar Franco - Lula avrebbe sprecato non soltanto i propri macroscopici indici di popolarità, ma anche - in economia - l'«epoca delle vacche grasse».

E avrebbe sia rimandato alcune riforme magari impopolari, ma essenziali per la Nazione, sia accettato delle alleanze nefaste, con forze politiche e personaggi discutibili. E il ticket col vicepresidente Michel Temer - prima numero due dell'Esecutivo Rousseff e adesso capo dello stato - dimostrerebbe in pieno l'assunto. Insomma, secondo Gomes, Lula avrebbe perduto - negli anni della Presidenza - il contatto della realtà. Beninteso, i due personaggi che sono in cima alle preferenze della sinistra verde-oro non si odiano per niente. Il cearense - di cui ci occupiamo dal 2002, quando non c'immaginavamo potesse diventare una star del web, come si trova a essere - ha affermato di ammirare Lula, specie per le sue intuizioni sui problemi del Paese.

Aggiungendo comunque che - in caso di candidatura di quest'ultimo - lui desisterebbe da una nuova discesa in campo, anche per evitare di esser travolto dal clima di polarizzazione. Se tuttavia Lula dovesse desistere - costretto dalle inchieste - potremmo avere il ticket di sinistra formato da Gomes e Fernando Haddad: l'ex sindaco petista di San Paolo. Con l'appoggio naturalmente dell'ex presidente, che anche di recente ha pronunziato parole di ringraziamento per il simpatico oligarca del Ceará.

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