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25 Aprile Apr 2017 2022 25 aprile 2017

Sfide elettorali 2017, il voto in Honduras

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America latina: nel 2017 si svolgeranno le Elezioni presidenziali in Honduras, programmate per il 26 novembre. Non ne avevamo sinora trattato in modo approfondito, e s'impone colmare la lacuna. Va premesso che nel Paese centramericano governa adesso un'Amministrazione di segno conservatore: è guidata dal presidente Juan Orlando Hernández, in forza al Partido nacional (Pn) di centrodestra.

Un'altra cosa da ricordare è il vulnus - la rottura dell'ordine costituzionale - frutto del colpo di stato contro l'ex presidente Manuel Zelaya Rosales. Nel giugno 2009 il capo di stato riformista fu deposto senza scrupoli dall'Esercito, che in seguito all'impulso proveniente dalla Corte costituzionale, consegnò i poteri a Roberto Micheletti: il politico di origine bergamasca, a quell'epoca presidente del Congresso.

Nei mesi successivi la legalità istituzionale è stata formalmente ristabilita, attraverso appuntamenti elettorali che hanno sempre premiato le forze politiche moderate. Tuttavia la ferita del golpe - condannato all'epoca anche dalla Casa Bianca, e riconosciuto come tale dalla Comunità internazionale - resta tuttora aperta. Fu bloccato un progetto d'inclusione sociale - da certuni definito bolivariano - dopo che fu indetto un referendum consultivo per l'istituzione di un'Assemblea costituente. L'organo da istituire, nelle intenzioni dell'Esecutivo Zelaya, avrebbe dovuto riformare la Costituzione, per consentire un nuovo mandato al capo del Governo progressista: eletto sì per il centrista Partido liberal de Honduras (Plh), ma ben presto smarcatosi - specie in politica estera - verso posizioni più di sinistra.

Questi mesi che precedono l'appuntamento elettorale di novembre sono stati segnati dalle Elezioni primarie istituzionalizzate, che hanno coinvolto tutte le forze politiche che parteciperanno alle Presidenziali. I risultati hanno premiato il presidente Hernández per il governativo Pn, Luis Zelaya come candidato del Plh, e Xiomara Castro - ossia la moglie dell'ex presidente Zelaya - per il Partido libertad y refundación (Libre): una formazione di sinistra, da molti definita bolivariana. Alcuni organi di stampa - quelli di tendenza marcatamente conservatrice - hanno parlato di una grande vittoria della destra, a tutto discapito delle forze di sinistra. I risultati delle Primarie hanno, infatti, permesso di misurare anche la forza dei vari partiti politici.

Ed è dunque stato possibile osservare che il dominante Pn ha ottenuto il cinquantasei per cento dei suffragi, contro il venticinque del Plh e il diciannove di Libre. Va insomma riconosciuto che Hernández riveste il ruolo di grande favorito, in vista della discussa rielezione presidenziale. Si tratta di una ricandidatura controversa, giacché la Costituzione parrebbe molto chiara nel proibire un mandato presidenziale consecutivo. Tuttavia nell'aprile 2015 la Corte costituzionale (plasmata dallo stesso Esecutivo) ha deliberato - con un'interpretazione piuttosto "libera" - che detto divieto non si applica al presidente in carica. Da circa sette anni il Paese del Centro - America - sconvolto da un'ondata di violenza criminale inarrestabile - è guidato da forze conservatrici; così l'eventuale riconferma di Hernández non potrà esser letta come sintomo della presunta malattia terminale del ciclo progressista latinoamericano.

E tuttavia sarebbe un segnale che - in vista degli importanti appuntamenti elettorali del 2018 - i leader progressisti dovrebbero tenere ben presente.

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