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10 Maggio Mag 2017 0317 10 maggio 2017

Violenza: Brasile versus Siria, qualche numero

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Nei giorni scorsi, in Brasile, si è riaperto il dibattito sulla deriva dell'ordine pubblico. I dati dell'Annuario della Pubblica sicurezza 2016, relativi al 2015 - in combinato disposto con i drammatici numeri pubblicati dell'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) - stanno facendo parlare i media di barbarie, di fallimento delle politiche sulla criminalità.

E addirittura di fallimento del Paese come nazione. Andiamo con ordine. Nel corso del 2015, il Paese sudamericano è stato teatro di oltre 58mila morti, violente e intenzionali: un dato che cala a quota 52mila circa, se ci limitiamo agli omicidi dolosi in senso stretto. Insomma ogni nove minuti, in Brasile, si registra un'uccisione violenta, a fronte di oltre 76 miliardi di real spesi per l'ordine pubblico (il che equivale all'1,38 per cento del prodotto interno lordo).

Si tratta di numeri che superano abbondantemente quelli del conflitto in Siria: negli anni compresi tra il 2011 e il 2015, lo scenario mediorientale è stato teatro di poco più di 256mila morti violente, contro le oltre 279mila della non dichiarata guerra civile verde-oro. La Nazione latinoamericana quindi - col tragico tasso di 32,4 omicidi ogni centomila persone - si colloca all'undicesimo posto nel ranking mondiale dei morti ammazzati. Le fonti citate, in buona parte elaborate dal Fórum brasileiro de segurança pública, dedicano grande spazio anche alle violenze commesse dalle forze dell'ordine: si stima, infatti, che tra il 2009 e il 2015, oltre 17mila uccisioni siano avvenute per opera della polizia.

Del resto - passando alla controversa questione della percezione - queste ricerche attestano che ben il settanta per cento dei cittadini reputa che la Polizia esageri nell'uso della violenza; il 59% teme quindi di esser vittima e bersaglio delle Polizie militari statali, mentre raggiungono quota 76%, i brasiliani che hanno paura di morire assassinati. Gli studi dedicano poi particolare attenzione al profilo delle vittime: il 54% degli uccisi ha un'età compresa tra 15 e 24 anni, mentre neri e mulatti rappresentano il 73% del totale. E non c'è molto da stare allegri neppure sul fronte delle violenze sessuali, giacché i mesi del 2015 hanno fatto registrare oltre 45mila stupri: un dato che vuol dire 125 donne violentate ogni giorno.

E a corollario di questi tragici numeri, si pone la questione dell'impunità: il tasso di risoluzione degli omicidi raggiunge a malapena il 5%, e così il 95% dei criminali non è punito per le uccisioni commesse. E a scoraggiare sono anche quei rapporti che qualificano come un fallimento, le Unidade de polícia pacificadora (Upp). Sì perché non vi è chi non riconosca come quest'esperimento - finalizzato a estirpare narcotraffico e criminalità dalle favela di Rio de Janeiro - abbia inizialmente avuto successo, e ottenuto ammirevoli risultati negli anni compresi tra il 2008 e il 2012. E tuttavia, dal 2013 in poi, si è assistito a un riemergere graduale della violenza, cosicché gli omicidi e le rapine sono tornati ai tragici indici antecedenti l'iniziativa.

E ciò a dimostrazione, secondo gli esperti, che neppure le promettenti Upp sono state effettivamente pensate come un progetto a lungo termine. Il panorama si riflette ovviamente anche all'estero, ed è di questi giorni l'impietosa classifica dell'Expat insider 2016: il rapporto pone il Brasile al terzultimo posto al mondo - precedendo solo Grecia, Nigeria e Kuwait - tra i Paesi più accoglienti per gli espatriati stranieri.

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