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21 Agosto Ago 2017 2021 21 agosto 2017

Brasile 2018, scontro Lula - Estrema destra

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I sondaggi che si susseguono in Brasile, sono univoci. In vista delle Elezioni presidenziali - che si svolgeranno nell'ottobre 2018 - si profila uno scontro tra l'ex capo dello stato Luiz Inácio Lula da Silva, e il discusso deputato Jair Bolsonaro, da molti anni rappresentante de facto dell'estrema destra verde-oro. Ogni previsione sull'esito del voto dà conto quindi di una forte polarizzazione, nel corpo elettorale; gli analisti parlano di decisi impulsi centrifughi, opposti rispetto a quel moto centripeto - in direzione del centro - che invece caratterizzò la storica sfida del 2002.

All'epoca dell'originaria salita al potere del Partido dos trabalhadores (Pt), le forze politiche cercavano di mostrarsi moderate: convinte che solo ciò assicurasse una certa dose di autorevolezza, necessaria per fronteggiare una crisi economica (si badi bene) ciclica, e non sistemica.

Oggi è diverso. Di fronte al caos degli ultimi mesi - si pensi al discusso impeachment, alla decapitazione di un'intera classe dirigente per corruzione, e alla recessione solo adesso stoppata - l'elettore guarda alle ali estreme del panorama politico. Beninteso, il presidente-operaio non è stato per nulla radicale, nelle ricette politiche proposte durante i due mandati; e tuttavia - specie dopo il coinvolgimento in più inchieste giudiziarie, e la recente condanna in primo grado a nove anni e mezzo di reclusione per fatti corruttivi - la sua candidatura non può che essere divisiva. Anche se ciò non è detto che sia necessariamente un male. Andiamo con ordine, osservando gli ultimi due sondaggi in ordine di tempo.

L'indagine di Central única dos trabalhadores e Vox populi, risalente al 4 agosto, è invero più completa e approfondita di quella del 16 agosto, elaborata dal neonato istituto Datapoder 360. Secondo la prima in ordine di tempo, Lula trionferebbe al primo turno con il 47% delle intenzioni di voto, comprensive anche di astensioni, suffragi in bianco e nulli. Tanto da distanziare di molto Bolsonaro, fermo a quota 13. Al ballottaggio non vi sarebbe storia, anche perché con i numeri del primo turno non dovrebbe neppure celebrarsi: il petista s'impone per 53 a 17. E tuttavia l'indagine mostra che il capitano della riserva dell'Exército brasileiro - adesso in forza al neo istituito Partido ecológico nacional (Pen), dopo aver abbandonato il Partido social cristão (Psc) - ottiene comunque più consenso, rispetto a noti personaggi politici come Marina Silva o Geraldo Alckmin.

E ciò, nonostante una carriera militare non proprio cristallina, che è stata costellata da un arresto, e soprattutto da un grave tentativo di boicottaggio - per l'aumento del salario - contro l'acquedotto carioca. Secondo invece l'inchiesta del citato Datapoder 360, al primo turno Lula prevarrebbe su Bolsonaro per 32 a 25; mentre alle spalle vi sarebbe il vuoto (al terzo posto c'è Alckmin col quattro per cento). Scontro quindi al ballottaggio, con Lula favorito rispetto al 62enne esponente della destra radicale. Questi è adesso impegnato col cambio del nome del partito, che del resto è giudicato dagli avversari, ecologista solo nel nome. E' presto per sapere se la strategia elettorale di Bolsonaro sarà volta a moderare certe controverse posizioni, che gli hanno sinora facilmente assicurato i riflettori dei media.

Ci riferiamo alle dichiarazioni a favore della tortura e della trascorsa dittatura militare, e agli accenti sprezzanti verso le donne, la comunità omosessuale, e quella afro - discendente.

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