Americanos43

5 Settembre Set 2017 2001 05 settembre 2017

Brasile 2017, mercato per investire?

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Investire nel Brasile del 2017? Ha senso, in questa fase, puntare all'internazionalizzazione verso il Paese verde-oro? Si tratta di un mercato che può dar soddisfazione alle aziende italiane rivolte all'export? Una risposta potrebbe arrivare dalle società di consulenza, che nel Belpaese aiutano le imprese locali a espandersi in Sudamerica.

Qui ci interessa in primis riaffermare gli attuali parametri macroeconomici della nona potenza economica al mondo. Ebbene il Brasile - appena uscito dallo stallo della recessione tecnica - nel 2017 dovrebbe veder accresciuto il prodotto interno lordo (PIL) dello 0,5 per cento. Non è molto, ma comunque l'obiettivo primario era abbandonare le secche di due anni di stagnazione, e stagflazione: si è trattato della più grave crisi dal 1990, in quanto a contrazione del PIL.

Nelle ore in cui si scrive, il costo del denaro è a quota 9,25 - un livello così basso non si toccava da metà 2013 - e si prevede che a breve l'Autorità monetaria preposta possa definire il tasso d'interesse a livelli ancora più bassi. La quotazione della moneta nazionale (il real) sul dollaro è a 3,12, tuttavia le previsioni prefigurano un lieve rafforzamento della divisa statunitense. Il cambio con l'euro si aggira invece intorno alla quota - per alcuni appetibile - del 3,72. L'inflazione presenta - dopo anni in cui la corsa dei prezzi pareva inarrestabile - dei valori in linea con quelli europei. Si ricordi che l'indice degli ultimi dodici mesi è del 2,7, quando invece i brasiliani, solo un paio di anni fa, erano abituati a valori superiori al dieci per cento.

Anche se per l'anno in corso si pronostica un indice definitivo del 3,3, il suddetto tasso accumulato del 2,7 rappresenta il livello più basso dal febbraio del 1999. Ciò, in definitiva, non significa che il cosiddetto «costo della vita» sia basso o si sia abbassato di molto, ma almeno pare essersi arrestata quella che gli stranieri percepivano come una vera e propria impennata. Per tornare ai quesiti iniziali: se è vero che le aziende nazionali dovrebbero in primo luogo sentire il parere dei professionisti italiani, in una fase successiva sarà d'obbligo ricorrere all'esperienza sul campo delle società private locali. Si tenga d'occhio per esempio quella struttura - ramificata in ogni Stato federato - che risponde al nome di Sebrae (Serviço brasileiro de apoio às micro e pequenas empresas).

L'entità - come dice il nome stesso - offre servizi per lo sviluppo imprenditoriale alle piccole aziende (siano esse nazionali, oppure straniere). Sul fronte italiano possiamo invece indicare l'esperienza di Octagona, il cui ottimo lavoro seguiamo personalmente dal 2012, per via del suo impregno nel Sudest asiatico (in Vietnam in particolare). Il «responsabile comunicazione» Manlio Urbano, provare per credere, sarà sempre disponibile a ogni chiarimento. Questa società segue la Nazione sudamericana - e quindi l'intera area Mercosul (Mercado común del Sur) - attraverso la sede di Belo Horizonte - nello Stato del Minas Gerais - costituita nel 2012. Va da sé che in questo campo la concorrenza è accanita, e senza la pretesa di essere esaustivi possiamo segnalare anche lo Studio Lorenzo in quel di Treviso, e il lavoro condotto da alcuni istituti bancari, riunitisi nel gruppo Bper.

E se si tiene conto che la società civile pare politicamente pacificata - pur nell'attesa della grande sfida elettorale dell'ottobre 2018 - perché non guardare anche al mercato verde-oro?

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