Americanos43

17 Settembre Set 2017 2008 17 settembre 2017

Pena di morte in America latina, la situazione

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In America latina - da qualche settimana - si è tornati a parlare di pena di morte. A far scoppiare la scintilla, il deputato guatemalteco Marcos Yax, che ne ha riaffermata la necessità come deterrente per la crescente criminalità nel suo Paese. Questi ha specificato che la Nazione fa registrare una media di 22 assassini al giorno: un dato che pone il Guatemala tra gli stati più violenti al mondo, e comunque - ha aggiunto - al primo posto in America latina.

Il tema della pena capitale è stato affrontato di recente anche dal capo dello stato Jimmy Morales, nell'incontro col segretario generale delle Nazioni unite, António Guterres. Del resto l'inquietudine della cittadinanza per l'insicurezza è ormai straripante: specie in seguito all'operazione paramilitare con cui l'organizzazione terroristica Mara Salvatrucha - in agosto - ha liberato uno dei suoi capi, Anderson Cabrera Cifuentes.

Rinchiuso nel carcere di Fraijanes 2, il leader della pandilla ha visto bene di approfittare del ricovero presso l'ospedale Roosvelt per chiamare in soccorso i propri sodali. Insomma un'azione che - con le sue sette vittime mortali - ha rappresentato un successo, per i pandillero. Andiamo però con ordine.

Guatemala

In Guatemala la pena di morte è prevista sia dalla Costituzione, sia dal locale Codice penale; tuttavia la magistratura reputa la misura inapplicabile, a causa del vuoto legislativo riguardante l'istituto della grazia presidenziale. Nel 2002 l'allora presidente Alfonso Portillo - come conseguenza della visita di papa Giovanni Paolo II - abroga la normativa sull'indulto del capo dello stato: si crea così la suddetta lacuna legale, che rende non eseguibile la pena capitale. Una sanzione che appunto i giudici commutano in cinquanta anni di reclusione. In buona sostanza, la misura non vi si applica più dal 2000.

Cuba

Nella Maggiore delle Antille, l'ultima fucilazione risale al 2003, l'anno della cosiddetta Primavera negra, scatenata dalle Autorità locali contro i dissidenti. Il Codice penale in vigore prevede la misura «con carattere eccezionale», per reati gravissimi come pirateria e terrorismo; e comunque può esser disposta in alternativa all'ergastolo. Nel 2000 fu decisa una moratoria, che è stata interrotta solo una volta, nel 2003: quando l'Isola fu sconvolta dal tragico episodio di tre giovani, che sequestrarono un'imbarcazione con ostaggi, per fuggire negli Stati uniti. Analoghe condanne furono in seguito commutate, anche se il presidente Raúl Castro ha spiegato più volte che la pena non è stata abrogata - ma solo sospesa - e rimane lì «di riserva».

Cile, Perù, Brasile ed El Salvador

In questi Paesi la pena di morte è stata abolita nella legislazione civile, ma più essere ancora applicata dai tribunali militari, per gravissimi reati commessi in tempo di guerra. I giuristi si affrettano in ogni caso a rilevare che si tratta di una previsione vigente sì sulla carta, ma pressoché inefficace sotto il profilo dell'applicazione pratica.

Venezuela

Il Paese sudamericano - oggi accusato di non essere più uno stato di diritto - è stato il primo nella Ragione (e tra i pionieri a livello mondiale) ad abolire la misura: il provvedimento di abrogazione risale al 1863. Lo seguirà la Costarica nel 1877 e l'Ecuador nel 1906. Sarà quindi la volta dell'Uruguay nel 1907, della Colombia nel 1910, e di Panama nel 1922. Si dovrà quindi attendere tempi più recenti per le abrogazioni in Honduras e Repubblica dominicana: rispettivamente il 1956 e il 1966.

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