Americanos43

21 Settembre Set 2017 2022 21 settembre 2017

Voto Brasile 2018, a sinistra rischio boicottaggio

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Il futuro istituzionale del Brasile - già incerto a causa delle recrudescenze della crisi - rischia di essere stravolto da aspetti giudiziari, legati alle inchieste contro la corruzione. Se, infatti, la sentenza di condanna contro l'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva - emessa dal giudice Sergio Moro - fosse confermata anche in secondo grado, ecco che il leader indiscusso della sinistra non potrebbe più candidarsi (per via della legge della Ficha limpa) alle Presidenziali 2018.

Una competizione che sondaggi alla mano lo vede non solo favorito per la vittoria finale, ma addirittura in grado di battere al primo turno ogni altro avversario. Di fronte a questa situazione, alcuni settori del partito dell'ex presidente-operaio - il Partido dos trabalhadores (Pt) - stanno meditando di reagire col boicottaggio del voto presidenziale.

La posta in gioco è alta, non solo sotto il profilo della politica interna, ma anche dal punto di vista degli equilibri regionali. Che non sono proprio stabili, come dimostrano la crisi venezuelana, il riaccendersi del conflitto Washington - L'Avana, l'urgenza di portare a termine la pacificazione della Colombia. Ci sia anche consentito di rilevare che lo stesso indebolimento del Brasile sul piano strategico - qual potenza sub-regionale - ha contribuito all'isolamento di Caracas, e all'acuirsi della guerra civile strisciante nel Paese. La questione è delicata, perché è in gioco il futuro indirizzo politico della nona potenza economica mondiale, e perché - purtroppo, a nostro giudizio - anche nella società civile locale stanno riaccendendosi contrapposizioni ideologiche, e solchi invalicabili.

Che in molti giudicavano estranei alla cultura politica del País propical. Insomma si tratta di uno scenario ove l'ansia giustizialista che accompagna l'operazione Mani pulite alla brasiliana - ossia l'Operação Lava jato - si scontra col risultato inequivocabile di tutti i sondaggi. La senatrice petista Gleisi Hoffmann ha di recente dichiarato: «Ciò che stiamo denunciando è che l'impedimento di Lula rappresenterebbe una frode elettorale. Il boicottaggio», ha proseguito la presidente del Pt ed ex ministra della Casa civil, «è una possibilità che per il momento non è ancora ufficialmente discussa. E tuttavia si va verso questa direzione, se gli fosse impedito di candidarsi. Sarebbe un procedimento privo di qualsiasi base giuridica».

In buona sostanza - è anche l'opinione di alcune correnti del Pt - il boicottaggio delle Elezioni di ottobre 2018 rappresenterebbe una dignitosa via d'uscita, rispetto all'impasse in cui si trova la sinistra brasiliana. Del resto la narrazione proposta è, come noto, quella del golpe giudiziario, mediatico e parlamentare: ossia il presentarsi come vittime di una persecuzione, specie da parte della magistratura. E tuttavia una simile decisione avrebbe gravi conseguenze sulla stabilità istituzionale, giacché uno dei pilastri della democrazia è la fiducia dei partiti nel sistema politico-elettorale, e nella possibilità di poter giungere al potere seguendo le regole del gioco. Non a caso, altri settori del Pt giudicano la soluzione sbagliata: capace, come affermato dal deputato statale José Américo, di provocare il rischio di guerra civile.

E' questa la tesi dell'ex governatore dello Stato Rio grande do sul Tarso Genro, convinto che la volontà di boicottare è figlia di una «vecchia arroganza» di settori del Pt. Intanto Lula, come il solito, assiste impassibile al dibattito, in attesa di schierarsi.

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