Americanos43

1 Novembre Nov 2017 1949 01 novembre 2017

Elezioni 2018, in Messico svolta a sinistra?

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Il primo luglio 2018 il Messico celebra le Elezioni presidenziali, che alcuni analisti giudicano «storiche». Si tratta di decidere chi succederà al capo dello stato moderato Enrique Peña Nieto, il cui mandato cesserà il primo di dicembre del 2018. Se sulla società civile messicana sembrano soffiare venti di sinistra - è ancora sotto shock per la violenza di questi anni - qui ci interessa rilevare come si preveda una partecipazione massiccia, e una competizione, tra i contendenti, accesa come mai prima.

E tra gli sfidanti va segnalata la prima donna indigena. Il rettore dell'Università nazionale autonoma del Messico, Enrique Graue, ha tuttavia già lanciato l'allarme, sul fronte democratico: «Alcuni sondaggi ci collocano all'ultimo posto, in America latina, per la fiducia nella democrazia. Insomma solo il 26% prevede che il voto sia pulito», prosegue Graue, «mentre tre messicani su quattro non ripongono alcuna fiducia su quello che sarà l'esito elettorale».

Andiamo però con ordine, tendendo conto dei sondaggi. I quali variano secondo la domanda che si rivolge al campione: quesito che può basarsi di volta in volta sulla persona del candidato, sul partito politico di appartenenza, oppure l'alleanza che eventualmente andrà a rappresentare. Oltretutto le ultime rilevazioni non tengono conto dell'importante decisione di Margarita Zavala: la first lady messicana durante il mandato del conservatore Felipe Calderón Hinojosa, negli anni compresi tra il 2006 e il 2012. Dopo una militanza di decenni nel destrorso Partido acción nacional (Pan), nell'ottobre scorso ha deciso di dimettersi da questa formazione, e concorrere allo scranno più alto del Paese come indipendente.

In testa ai sondaggi qual rappresentante dell'area moderata, dovrà in questo modo vedersela anche col giovane Ricardo Anaya Cortés: l'ex presidente della Camera dei deputati, che non sembra avere avversari né all'interno del Pan, né all'interno dell'alleanza Frente ciudadano por México. Sì perché la prossima sfida elettorale - che non prevede il ballottaggio - segnerà anche l'esordio del cartello formato dal Pan, insieme a due formazioni di orientamento socialdemocratico (almeno a livello di statuto): il tradizionale Partido de la revolución democrática (Prd), e il Movimiento ciudadano (Movimiento naranja). In testa invece alle rilevazioni di voto è lo storico esponente della sinistra Andrés Manuel López Obrador: abbreviato in Amlo, dalla stampa locale.

Questi guida il progressista Movimiento regeneración nacional (Morena), fondato come partito politico nel 2014. Sconfitto alle due ultime Presidenziali (nel 2006 in modo molto discusso, in mezzo a serie accuse di brogli elettorali), sembra che per il leader di Morena sia giunta la volta buona. Secondo i sondaggi supera di molto sia il citato Anaya Cortés (pur rafforzato dalla bislacca alleanza), sia la Zavala (tanto più senza l'appoggio del Pan), sia il probabile (e più popolare) candidato del Partido revolucionario institucional (Pri), Miguel Ángel Osorio Chong. Detta tradizionale formazione centrista - una sorta di balena bianca messicana - sembra, da un lato, logorata dalla discussa gestione di Peña Nieto, del Pri.

Dall'altro lato tuttavia gli indici di gradimento dell'attuale Secretario de Gobernación de México non sono per nulla disastrosi, e fanno sperare anche al Pri di rientrare in gara. Un outsider che potrebbe sconvolgere le previsioni? Citiamo solo Miguel Ángel Mancera del Prd, governatore nello Stato di Città del Messico.

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