Americanos43

6 Novembre Nov 2017 2030 06 novembre 2017

Elezioni 2018, in Brasile la sfida Lula - Bolsonaro

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Elezioni presidenziali in Brasile del 2018: gli ultimi sondaggi prefigurano un esito che - almeno dalla stampa verde-oro mainstream - è definito come una sfida tra gli estremi. Accederebbero al ballottaggio l'ex capo dello stato progressista Luiz Inácio Lula da Silva - fondatore del Partido dos trabalhadores (Pt) - e il deputato federale conservatore Jair Bolsonaro.

Nelle ore in cui scriviamo, quest'ultimo sarebbe in procinto di abbandonare il Partido social cristão (Psc), per entrare tra le fila Partido ecológico nacional (Pen). Formazione, quest'ultima, che starebbe per cambiare la propria denominazione in Patriota (Patri). I poteri forti del Paese sudamericano sono già sul piede di guerra: i due suddetti contendenti vanno derubricati come degli estremisti e populisti, che fondano la loro propaganda sulle universalmente note fake news.

Un'accusa che è peraltro estesa anche agli ex ministri Marina Silva e Ciro Gomes, anch'essi ufficiosamente candidati. Poco importa che Lula abbia governato una delle maggiori potenze mondiali per otto anni: arco temporale che tra l'altro ha assistito all'inclusione di svariati milioni di cittadini in ciabatte, tra le fila della classe media. Si punta quindi sul Partido da social democracia brasileira (Psdb) che potrebbe candidare Geraldo Alckmin - governatore dello Stato di San Paolo - e come suo vice, il sindaco paulista, João Doria. Più nello specifico, questo Psdb dovrebbe essere il perno di un'alleanza moderata, comprensiva anche del Partido do movimento democrático brasileiro (Pmdb) - la «balena bianca» - e dei destrorsi Democratas (Dem).

Inutile dire che questa coligação sarebbe sponsorizzata dal controverso Esecutivo in carica, guidato dal presidente Michel Temer. Sembra però che - magistratura permettendo - gli elettori non siano di quest'avviso, considerati gli esiti univoci dei sondaggi. Sarà magari perché stanno viaggiando in lungo e in largo per il Paese, come sostiene qualche politologo; fatto sta che Lula e Bolsonaro guidano ogni inchiesta elettorale, e pare che solo le note grane giudiziarie che li riguardano possano impedire il loro accesso al secondo turno dell'ottobre 2018. Andiamo però con ordine, descrivendo l'ultimo sondaggio. Ebbene, si votasse in questi giorni, Lula otterrebbe al primo turno il 35% dei consensi, contro il 15 del suo avversario; peraltro da più parti accusato di omofobia e razzismo, oltre che di giustificare l'impiego della tortura.

L'istituto di ricerca Ibope non fa proiezioni sul secondo turno, ma con ogni evidenza si prefigura la vittoria del petista. E forse discende proprio da questa previsione, la foga con cui la quasi totalità dei media fa il tifo per una proposta moderata, che sia competitiva. Come conferma l'attenzione che nelle ultime settimane si riserva a un paio di personaggi molto diversi tra loro. In primis, il presentatore di Rede Globo, Luciano Huck: un volto televisivo notissimo ai brasiliani, grazie al programma pomeridiano del sabato, Caldeirão do Huck. Questi ha da qualche tempo reso nota la sua simpatia per il centrodestra, e di recente è stato avvicinato dai vertici Dem. Poi segnaliamo l'attenzione dedicata a Henrique Meirelles: l'attuale ministro dell'Economia - membro del Partido social democrático (Psd) - si conosce all'estero soprattutto per aver guidato il Banco centrale durante l'«era Lula».

I sondaggi però non li premiano, così al terzo e quarto posto troviamo, rispettivamente, Silva e Alckmin: con l'otto e il cinque per cento.

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