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14 Dicembre Dic 2017 2202 14 dicembre 2017

Brasile, una legge migratoria controversa

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Il 21 novembre, in Brasile, é entrata in vigora la nuova Legge migratoria, che sostituisce l’antico Estatuto do estrangeiro del 1980. La normativa non presenta quella terminologia ormai superata tipica dello Statuto (emanato durante la dittatura militare); che identificava lo straniero innanzitutto come una minaccia alla sovranitá nazionale, quando non come un nemico.

La stampa mainstream mette in rilievo l’istituzione del visto umanitario, una maggior semplicitá nella regolarizzazione degli stranieri, e piú in generale l’attribuzione di piú ampi diritti agli immigrati. In realtá si tratta di una legge che va nella direzione di una piú rigida regolamentazione del fenomeno migratorio, accompagnata da un deciso incremento delle sanzioni pecuniarie.

Andiamo peró con ordine. La proposta di legge – presentata dall’attuale ministro degli Esteri Aloysio Nunes nel 2013, e ispirata alla legge portoghese – elimina innanzitutto il cosiddetto «visto permanente»; mentre si creano due grandi categorie di visto: quelli «di visita», comprensivi dei visti per turismo, e quelli «temporanei». E premesso che tutto dovrá basarsi sul principio di reciprocitá con quanto previsto dalle altre nazioni, si crea la figura giuridica della richiesta di Autorizzazione di residenza. Che potrá essere effettuata sia che ci si trovi in Brasile con un visto di visita, sia che si sia giá in possesso di un visto temporaneo.

E’questo strumento che andrá in qualche modo a sostituire il visto permanente, giacché la residenza potrá essere concessa per motivi di lavoro, ricongiungimento familiare, investimento, e cosí via. Come accennato, la riforma rivaluta le multe a carico degli stranieri, sia persone fisiche che giuridiche. Persone fisiche: i limiti minimi e massimi vengono innalazati da 8,28 – 828,28 real, sino a una finestra compresa tra cento e diecimila. Una misura che ovviamente ha messo in allarme molti stranieri, che erano soliti sforare i novanta giorni (da qualche anno non piú rinnovabili), concessi col visto per turismo.

Per le persone giuridiche va anche peggio e si va da un minimo di mille, a un massimo di un milione. Si stabilisce comunque che le sanzioni economiche per overstay – o eccesso di permanenza – non solo possano essere commisurate alla condizione economica dell’infrattore; ma potranno anche essere convertite nella riduzione del successivo periodo di soggiorno (nel caso di nuovo ingresso in Brasile). Si prevede poi che la deportazione sia preceduta da una notificazione (un foglio di via), che concederá sessanta giorni (prorogabili) affinché lo straniero se ne vada, o regolarizzi la propria posizione.

Prima c’era l’angusto termine di pochi giorni, da tre a otto, né si dava la possibilitá di sanare una posizione irregolare. In ogni caso tutto pare nelle mani del potere discrezionale della Polizia federale, e ció – secondo alcuni analisti – rappresenterebbe una delle fragilitá della normativa, (assieme a un regolamento attuativo dal linguaggio oscurantista, giudicato contra legem). A parte tutto questo, si critica l’assenza di chiarezza, in quanto alla concessione dei visti per lavoro di breve durata. Giova del resto segnalare che il Paese sudamericano, sotto il profilo migratorio, sia irrilevante, e non subisca nessuna minaccia: la pressione alle sue frontiere, in tal senso, é trascurabile.

Secondo gli ultimi dati, sono presenti sul territorio un milione e mezzo di migranti e rifugiati, a fronte di una popolazione di oltre duecento milioni di abitanti.

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