Americanos43

5 Marzo Mar 2018 2257 05 marzo 2018

2018, Amnesty international vs Governo Brasile

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«Hanno fatto passi avanti le proposte che minacciavano i diritti umani, e che peggioravano le leggi, e le politiche esistenti». E' questa una delle conclusioni sul Brasile del “Rapporto annuale 2017 di Amnesty international”, ove l'arcinota organizzazione fotografa lo stato dei diritti umani nel mondo. Chiariamolo subito: il documento contiene una netta critica verso l'operato del Governo Temer, e non solo in riferimento alle “tradizionali” questioni umanitarie, per cui il Paese é da decenni deficitario.

Cosí si punta il dito anche contro le recenti scelte politiche, che hanno caratterizzato la gestione del presidente Michel Temer. Il rapporto é suddiviso in vari capitoli, e le critiche piú aspre riguardano quello che s'intitola «Riforme legislative, costituzionali, ed istituzionali».

Tra i progetti che si giudicano minacciosi verso i diritti della persona, si segnala in primis quello (annoso) della riduzione dell'etá, per l'imputabilitá penale. In Brasile gli infradiciottenni non sono criminalmente imputabili, e nel caso che violino la legge penale, la sanzione che li colpisce non puó eccedere la reclusione triennale negli appositi riformatori. E' inutile rilevare quanto l'opinione pubblica – non solo la cosiddetta pancia del Paese – giudichi come il fumo negli occhi questa norma garantista; specie di fronte all'incedere della violenza urbana, negli ultimi anni. Sul banco degli imputati finiscono poi i tentativi – per il vero, velleitari – d'indurire la normativa sull'aborto, (estendendo l'illiceitá penale della pratica, anche ai casi di stupro).

Sotto attacco finiscono altresí quei disegni di legge che puntano a facilitare l'accesso alle armi, e quindi a rendere meno rigido l'Estatuto do Desarmamento del 2003. Anche in questo caso le iniziative sono state velleitarie, e tuttavia potrebbero non esserlo in futuro, nel caso di una vittoria della destra al prossimo appuntamento elettorale. Si cita quindi l'iter della Legge antiterrorismo: i documenti allo studio contegnono articoli che potrebbero condurre alla criminalizzazione delle proteste sociali di piazza. Ma gli strali del Rapporto annuale non si fermano qui, e sotto attacco finiscono sia i tentativi di cambiare i procedimenti per definire i territori indigeni, sia la recente riforma del diritto del lavoro, sia gli sforzi del Governo di far approvare una nuova normativa sulla Previdenza.

Questo progetto – che viene bollato come un mero tentativo di rendere difficoltoso l'accesso dei cittadini alla pensione – é stato per ora congelato: almeno per i mesi in cui – in conformitá al dettato costituzionale – continuerá l'Intervento federale sulla Pubblica sicurezza di Rio de Janeiro. E Amnesty international va giú duro, come se gli squilibri e le ingiustizie dell'attuale sistema pensionistico non fossero un suo problema. Non manca infine la condanna della Legge che assegna ai Tribunali militari, i reati commessi appunto da militari: si violerebbe il principio del giusto processo. Grande spazio é poi dedicato – ma c'era da aspettarselo – alla questione delle Forze dell'ordine, e al sempiterno problema carcerario.

Al cui riguardo si parla di mera continuitá con un sistema penitenziario fallito: «E' ancora superaffollato, e i detenuti continuano a vivere in situazioni degradanti e disumane. La popolazione carceraria era di 727mila unitá, di cui il 55% con etá compresa tra 18 e 30 anni, e il 64% afrodiscendente». Ultimo dato: quattro reclusi su dieci sono in attesa di giudizio.

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