Americanos43

9 Marzo Mar 2018 2044 09 marzo 2018

Brasile e sondaggi: il giorno del sorpasso

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Quale il futuro politico del Brasile? Intanto si puó anticipare che il sondaggio pubblicato il 6 marzo segna un punto di svolta. E' infatti la prima volta che il deputato federale Jair Bolsonaro – di recente iscrittosi al Partido Social liberal (Psl) – é dato in vantaggio, per la conquista del Planalto nelle Elezioni di ottobre. Sempreché all'ex presidente Luiz Inácio Lula da Silva sia precluso – come pare certo – di candidarsi per un terzo mandato.

L'ex presidente-operaio – essendo stato condannato in appello – dovrebbe infatti vedersi impedita questa possibilitá, in mancanza di un (molto improbabile) cambio d'indirizzo giurisprudenziale. Sí, perché l'inchiesta elettorale é altrettanto chiara nell'assegnare al petista la vittoria, nel caso appunto di partecipazione al voto: al ballottaggio, il vecchio sindacalista continua ad asfaltare (come in passato) lo storico rappresentante dell'estrema destra verdeoro; le cui dichiarazioni politicamente scorrette, nei decenni, non si contano.

Ma il vento in Brasile é cambiato, e l'ex capo dello stato deve piuttosto guardarsi dall'arresto: secondo la piú recente quanto controversa giurisprudenza penale, le manette possono scattare anche prima del passaggio in giudicato della condanna. Insomma il sondaggio é chiaro: senza Lula in corsa, il ballottaggio tra l'ambientalista Marina Silva e Bolsonaro vede per la prima volta il prevalere di quest'ultimo. E se poi a sfidare l'ex capitano dell'Esercito fosse il governatore di San Paolo, Geraldo Alckmin – solo quarto nelle intenzioni di voto al primo turno – per il leader populista sarebbe tutto ancora piú agevole. E cosí Bolsonaro – con lo slogan di una lotta impietosa alla corruzione, ma soprattutto alla criminalitá – é il personaggio che nel Paese detta l'agenda.

Basti pensare ai recenti ammiccamenti del presidente Michel Temer ai militari: sia con l'Intervento federale nella Pubblica sicurezza di Rio de Janeiro, sia con la nomina del generale Joaquim Silva e Luna alla carica di Ministro della Difesa (é la prima volta che tale dicastero viene assegnato a un militare), ma anche con l'istituzione del Ministério extraordinário da Segurança pública (assegnato al pernambucano Raul Jungmann). Un voto, quello per Bolsonaro, che non é motivato tanto dalle note ed estemporanee dichiarazioni razziste, omofobe o sessite, quanto piuttosto dalla degenerazione dell'ordine pubblico. Si pensi solo all'ultima classifica delle cittá (con oltre trentomila abitanti) piú violente al mondo, elaborata dall'organizzazione non governativa messicana Sicurezza, giustizia e pace.

Ebbene, alle spalle della messicana Los Cabos, e di Caracas, appare una miriade di cittá brasiliane, specie Nordestine. Il Brasile é il Paese che ne conta il maggior numero, tra le cinquanta aree urbane con piú omicidi. Dopo aver escluso – a onor di cronaca – i centri urbani delle aree in guerra, ad esempio Siria ed Afghanistan. Al quarto posto spicca Natal, la metropoli che continua ed essere meta dei flussi turistici italiani: nel'ultimo anno ha fatto registrare quasi 103 omicidi, ogni centomila abitanti. Al settimo posto al mondo, la segue Fortaleza, che dopo la capitale venezuelana fa segnare il maggior numero di omicidi, in valore assoluto: 3.270. Tra l'altro la capitale dello Stato del Ceará si fa segnalare anche per l'incremento dei morti ammazzati (causa, gli scontri tra bande di narcotrafficanti): il tasso degli omicidi é cresciuto dell'85% in un anno, passando da quota 44,98 a 83,48.

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