Antigone

15 Giugno Giu 2012 1546 15 giugno 2012

La lunga strada verso l'amore di sè

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Ci sono giorni in cui ci sentiamo pienamente ‘in noi’. Consapevoli del nostro valore, del buono che sappiamo generare e della capacità che manifestiamo nell’affrontare le situazioni più diverse e complesse. Sono giornate ‘di grazia’ e quando arrivano vorresti riuscire a rendere quella pienezza consapevole un sentire perpetuo.  Ma quando accade?

Credo soprattutto quando ci sentiamo ‘visti’, riconosciuti, compresi. E amati. Ma inevitabilmente arriva: una piccola stonatura in questo equilibro, un minimo di cedimento e tanto basta a farci scivolare dentro noi stessi e a spegnere piano piano quella luce che ci illuminava da dentro.

Ma perché ciò che oggi sentiamo di valere e di poter offrire al mondo deve essere in balia degli eventi e della percezione rispetto agli altri? 



Certo, c’è una ricca premessa nell’accettare di mettersi continuamente in discussione: in quel malessere c’è il riconoscere che dobbiamo migliorare, tendere sempre ad un livello superiore. Per questo sorrido di sincero, umano compatimento quando incontro uomini e donne che ostentano sicurezza. Quelli che ‘tutto sanno’ e ‘tutto insegnano’. Quelli che sono il loro curriculum e le loro conoscenze e che si sono lasciati trasformare dalle loro esperienze professionali, spesso chiudendo la porta alle opportunità di tutto il resto. O meglio: ai pericoli di tutto il resto … Non mi incantano: spesso si tratta di una sicurezza posticcia, a volte persino appiccicata col bostik dei corsi di autostima frequentati magari per incrementare gli affari, le vendite. E ce ne sono di ‘santoni’ che pretendono di insegnarla.

Ma la forza che può sprigionare l’autentico sé e l’amore di sè, quello non inquinato da alcun fine, si raggiunge solo a prezzo del sacrificio di voler continuamente imparare ed è qualcosa che nessuno ti insegna, neanche i bravi analisti: ti ascoltano, ti guidano, ma aspettano che le risposte scaturiscano da te e da te solo. Si tratta di imparare a riconoscere e ad accettare i propri limiti con la volontà di superarli consapevoli soprattutto che in questo esercizio di far sbocciare il nostro vero ‘sé’ dobbiamo accettare di metterci in relazione agli altri, di imparare soprattutto il linguaggio dei sentimenti. E’ anche a causa di ‘grandi professionisti’ che allo stesso tempo sono dei ‘grandi analfabeti dei sentimenti’ se, al di là delle oggettive difficoltà, le cose vanno male.  In famiglia, sul lavoro, nella società.

Molto più prosaicamente servirebbero ‘Grandi Uomini’ e ‘Grandi Donne’. Ma per diventare ‘Grandi’ bisogna comprendere che è l’esercizio continuo ad andare verso l’altro che, alla fine, riconduce a noi stessi, non il contrario. E’ lavorando sulla capacità di sviluppare relazioni umane, affettive più profonde e non trascurandole che ci eleveremo nella nostra consapevolezza e anche nelle nostre capacità. Ma questo implica un rischio: quello di affidarci all’altro. E anche la paura di perdere.  E’ questa paura che ci trattiene e che, ancorandoci a vecchi schemi, ci impedisce di elevarci. Preferiamo la sicurezza di muoverci su un terreno conosciuto verso una meta che ritieniamo sufficiente a realizzarci piuttosto che imboccare la strada verso una destinazione molto più promettente ma dal tracciato ignoto.

Ma si tratta di capire che se ami davvero, tutto prima o poi ti torna moltiplicato. Del resto, l’amore è l’unica cosa che confligge con le leggi fisiche: più ne dai più se ne crea. E se nella vita ti sei evoluto facendo tua questa legge mettendo amore in tutto ciò che fai con le persone come nel tuo lavoro allora, ad un certo punto, puoi riconoscere che sei e che vali comunque. Indipendentemente da qualsiasi cosa accadrà attorno a te.

Puoi aver amato e aver perduto, puoi aver profuso impegno e non ottenere un riconoscimento, puoi correre verso il traguardo e scoprire che non sei arrivato in tempo.

Ma tu sei. Sei comunque. Vali comunque. E potrai valere ancora di più se non ti arrenderai  per arrivare, alla fine, a quel traguardo. Ma parti da lì, quello è già un traguardo, il primo, il necessario: goditi questa consapevolezza, trattienila, non lasciarla andare. Questo significa ‘volersi bene’.

E quando si comincia ad avere consapevolezza di sè si può solo evolvere. E' il punto di partenza per riconoscere e rimuovere le cause di situazioni  che ti fanno soffrire. E' la condizione che ti permette di migliorare, ma anche di capire la reale caratura delle tue relazioni con gli altri: puoi finalmente vederli per ciò che sono e smettere di convincerti che sono 'su misura per te' solo perché devi legittimare i tuoi legami in funzione dei tuoi bisogni. E se i bisogni sono orfani del tuo vero sé, il tuo sentire non è limpido e inquina il tuo modo di relazionarti  lasciandoti un perpetuo un malessere di fondo...

Ma se vedi te stesso, allora puoi vedere anche gli altri, senza filtri.

Certo, questo può anche creare delusione e  tristezza, ma va accolto con serenità perché è un ulteriore passo in avanti. E', ancora, una 'grazia':  accresce la consapevolezza,  contribuisce a svelare ciò che sei veramente e a fare luce per illuminare i tuoi giorni bui, sostenerti nelle prove che ancora, inevitabilmente, dovrai affrontare.



E questo con la certezza che il tuo amore, la capacità di diffonderlo e ciò che hai costruito attraverso di esso è, alla fine, l’unica cosa che conta, ciò su cui si misura il tuo valore e che ti ha fatto diventare ciò che sei. E’, in una parola, la tua dignità.

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