Antigone

26 Luglio Lug 2012 1702 26 luglio 2012

Volete cambiare le cose? Non lottate per punire.

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Detto che tutti i violenti vanno perseguiti e giudicati, non entro nel merito delle sentenze sulle intollerabili violenze che hanno insanguinato il G8 e devastato la città di Genova, di quanti fossero in realtà da condannare, nè nel dibattito tra chi considera troppo dura la mano della giustizia per i

teppisti e non altrettanto pesante per i poliziotti-massacratori, e chi invece pensa esattamente l’opposto. In questo stare dall’una o dall’altra parte, mi dicevo, c’è qualcosa che stride, che mi disturba, ma non sapevo dargli un nome. Poi, alcuni giorni fa, ho rivisto il film ‘Gandhi’ e lì ho compreso l’origine di quel malessere.

“Ci sono due modi per lottare -diceva il Mahatma- uno è per cambiare le cose, l’altro è per punire”.

E’ la premessa, è ciò che sta alla base dell’azione che conta, che fa la differenza.

A Genova teppisti e poliziotti torturatori si sono accomunati in questo: TUTTI volevano punire. Chi ha spaccato ossa e denti a gente inerme che dormiva in un posto che  credeva sicuro e l’ha fatto sentendosi legittimato, e protetto dietro lo scudo di un’uniforme, chi ha incendiato auto e cassonetti, spaccato vetrine, distrutto negozi con la faccia celata da un fazzoletto o da un passamontagna.

Ma chi vuole il cambiamento, quello vero, la faccia ce la mette e chi veramente lavora al servizio dello Stato onora la divisa che porta.

Tantissima gente a Genova era lì per chiedere di cambiare le cose, sono stati sopraffatti e umiliati da chi invece era lì per ‘raddrizzare i bastardi' della protesta da una parte e ‘dare

una lezione’ ai falchi del capitalismo e all'ordine precostituito dall’altra. La violenza esercitata in nome e per conto dell'essere comunque 'contro' qualcosa. Ha insultato la divisa chi ha selvaggiamente picchiato e torturato, ha punito i cittadini chi ha causato devastazioni col pretesto di lottare contro le storture della globalizzazione.
Tutti hanno sfogato una frustrazione o una rabbia a lungo repressa, allevata altrove e deflagrata in episodi di inaudita violenza. Poliziotti massacratori e teppisti: così sideralmente lontani, così incredibilmente vicini.





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