Antigone

6 Novembre Nov 2012 1333 06 novembre 2012

Io non ho paura per il futuro dei giovani. Ma mi preoccupano i loro genitori.

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Io non ho paura per il futuro dei giovani, quelli che si danno da fare, nonostante tutto. Nonostante le lauree a pieni voti e le attese deluse, nonostante si adattino a sbarcare il lunario nei call center o a fare i camerieri, nonostante l’incedere in bilico su un’esistenza precaria eppure in movimento: il segreto è continuare a camminare.  No, non temo per il futuro di questi giovani perchè se non qui, nel mondo una strada che li realizzi la troveranno. Ne sono certa.

Io temo di più per i genitori che hanno cresciuto molti di loro e che oggi dipingono per la generazione che hanno allevato un futuro a tinte fosche. Mi fanno incazzare parecchi di questi adulti che si lamentano e dicono ‘Non c’è speranza per mio figlio’. Perché sono stati proprio loro a contribuire a creare le condizioni di oggi, ad assistere al degenerare di un Paese che a bordo del suo benessere andava alla deriva in un mare di clientelismi e corruzione, non arginando una politica che si è dimenticata di che cos’è il bene comune in una società che ha continuato a sprecare e a tutelare diritti acquisiti senza preoccuparsi di cosa cosa avrebbe tolto a chi sarebbe venuto dopo. E che oggi si arrabbiano perché i loro figli non trovano un'occupazione adeguata, perchè in Italia non vince il merito, perché a forza di lavori precari i ragazzi non possono permettersi uno straccio di domani.

Quanti tra di loro a questi figli avrebbero portato lo zaino fin dentro la classe se avessero potuto, quanti andavano ad imprecare dai professori se il ragazzo prendeva un voto che consideravano non adeguato, quanti impegnati a far soldi e carriera si sono giustificati pensando che valeva più la qualità che la quantità del tempo da trascorrere a casa e mettevano a tacere i sensi di colpa coprendo i ragazzini di regali prima ancora che cominciassero a coltivare un desiderio senza preoccuparsi dell’importanza di educarli a coltivare un sogno. E di allenarli alla fatica per conquistarlo. Quanti hanno loro insegnato che invece, a debito, si poteva comprare tutto, anche una vacanza.

Temo anche per i figli di quei genitori da sempre avvelenati contro ‘il sistema’ impegnati costantemente non a pensare come costruire, ma a  protestare contro qualcosa o qualcuno per ciò che non hanno avuto dalla vita, come se questo li potesse sollevare dalle responsabilità di offrire ai loro figli le ragioni per avere speranza. Non basta dire ai figli quanto si vuole loro bene. Amore significa, nonostante le difficoltà e le delusioni, educare i figli alla felicità. E possiamo farlo solo se noi stessi, nonostante le prove cui la vita ci sottopone riusciamo ad essere un esempio per loro trovando piccole-grandi ragioni per essere felici per primi.

I figli di oggi sono il prodotto dei genitori di ieri, del modo in cui loro stessi hanno affrontato la vita e del Paese che hanno contribuito a costruire. La colpa non è degli ‘altri’ è di un’intera generazione che ha permesso che le condizioni di oggi si realizzassero e oggi dire loro che non c’è più speranza ha il sapore di una beffa.

C’è speranza ragazzi, c’è sempre se ci aggiungete l’azione. Se vi date da fare, se vi considerate italiani e cittadini del mondo. Non scappate da questo Paese, è il vostro Paese, amatelo pur con tutte le sue contraddizioni e l'incapacità politica che esprime, ma allargate i confini del vostro orizzonte, andate a conoscere cosa c’è oltre questa Italia bellissima ma piccola e di limitate vedute. Ma andate per tornare. Se non voi, chi potrà cambiarla?

Con poco oggi potete viaggiare e mantenervi all’estero se volete, potete conoscere persone e inondare la mente di idee, prospettive e possibilità nuove. Potete capire che, nonostante quello che vi stanno raccontando, voi avete molte più ragioni di altri per avere speranza perché avete avuto un’istruzione, mezzi di comunicazione straordinari e anche perchè siete cresciuti in un Paese senza guerre, né fame. Ha già fatto la differenza nascere qui piuttosto che altrove, non datelo per scontato.

La speranza è nel fare. E nel recuperate i vostri sogni.

Alleatevi.

Alleatevi per poter continuare a sognare, per proporre con forza il cambiamento che volete realizzare.

Alleatevi tra di voi con determinazione, con fiducia, con l’energia di cui sono carichi i vostri anni. State andando avanti troppo in ordine sparso, coalizzatevi. Essere insieme rende più forti.

Alleatevi con il buono che c'è, e ce n'è,  tra i vostri padri e le vostre madri: sono quelli che si distinguono per le azioni concrete con le quali stanno cercando di cambiare questo stato di cose e che vi sono accanto per allenarvi al futuro astenendosi dal commiserarvi.

E alleatevi con la saggezza. Con chi ha conosciuto il valore della conquista in tempi duri, molto duri. Quelli che oggi la società considera per lo più un costo, un peso, hanno una ricchezza che fa al caso vostro: moltissimi dei vostri nonni hanno conosciuto la vostra stessa precarietà, la fatica, la paura. Sono gli stessi sentimenti che provate oggi. Sì, sono altri tempi, ma vi possono insegnare il coraggio.

Abbiate fiducia, non mollate. E come diceva Ghoete ricordate:

“C'è una verità elementare la cui ignoranza uccide innumerevoli idee e splendidi piani: nel momento in cui uno si impegna a fondo, anche la provvidenza si muove. Infinite cose accadono per aiutarlo, cose che altrimenti mai sarebbero avvenute... Qualunque cosa tu possa fare, o sognare di poter fare, incominciala. L'audacia ha in sè genio, potere, magia. Incominciala adesso”.

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