Antigone

13 Dicembre Dic 2012 1517 13 dicembre 2012

Facciamola semplice

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Ho imparato una bella lezione sul fatto che, spesso, la vita siamo noi a complicarcela. Quattro pezzi di un puzzle, ciascuno con una scritta, e il compito era metterli insieme e formare la lettera ‘T’. E che ci vuole? Già, l’ho pensato anch’io prima di perderci la testa.

Questo giochetto mi ha fatto pensare per giorni. Ho provato e riprovato tentando decine di soluzioni diverse ogni volta, mi sono fermata irritata e sconcertata per poi tentare ancora, ma niente da fare. Tanto che, naturalmente, ad un certo punto ho pensato: no, decisamente la T non si può fare, nella mia scatola hanno dimenticato qualche pezzo fondamentale o c’è sicuramente un errore.

E l’errore c’era infatti. Ma era mio.  Perché la soluzione ce l’avevo proprio davanti agli occhi, ma dovevo pensare in maniera nuova, rompere il paradigma del mio approccio al problema usando ciò che avevo a disposizione ma in maniera diversa, considerare un pezzo come parte di un tutto. Nessuna costruzione astrusa, nessun trabocchetto.  Tutto magnificamente semplice.

E' stata una bella lezione. Una bella metafora. Perchè ho riflettuto sul fatto che anche la vita a volte ce la complichiamo da soli. Pensiamo sempre che non sia possibile raggiungere quel risultato, che ci sia un inghippo messo lì apposta, che non abbiamo tutto quello che serve per farcela. E invece basterebbe fermarsi, darsi un po' di tempo, non ostinarsi sul problema cercando pervicacemente di risolverlo nel modo tradizionale.

Ha ragione Guy Claxton con il suo 'Il cervello lepre e la mente tartaruga', dobbiamo pensare di meno e capire di più. In questi tempi in cui fare tutto velocemente sembra una necessità i problemi si possono invece risolvere rallentando. Vince chi riesce a fermarsi, chi esce dagli schemi e impara a  riprendere confidenza con il paradosso, allontanandosi da uno schema razionale per lasciare che la mente inconscia porti a galla la soluzione.

Sì, da oggi facciamola semplice.

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