Antigone

25 Febbraio Feb 2013 1337 25 febbraio 2013

Ma c'è una lobby degli scrutatori?

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Non ci sarà solo la legge elettorale da riformare dopo queste elezioni, è tempo che ci si doti di strumenti più moderni delle schede cartacee e delle matite copiative. Ed è tempo che si rifletta seriamente su come si nominano gli scrutatori dei seggi.

In un Paese civile non è concepibile che, per effetto delle elezioni, si riducano fino al 30% le corse di autobus e metro. Siamo al paradosso: per esercitare il diritto di voto si deve subire un disservizio pubblico.

Non ci sono stati solo disagi a Napoli - dove già i cittadini avevano accusato lo stop degli autobus causa mancanza di gasolio- ma anche a Roma, Napoli, Palermo, Torino dove moltissimi autisti hanno chiesto e ottenuto di lasciare il lavoro per essere impiegati nei seggi. Nel capoluogo piemontese 1.110 dipendenti sono impegnati come rappresentanti di lista e oltre 700 sono conducenti di mezzi pubblici , negli altri casi si tratta di addetti alle manutenzioni, agenti del servizio metropolitano e ferroviario, addetti ai parcheggi e impiegati. E’ mai possibile? A Venezia il servizio è stato garantito perché i 246 autisti dell’Actv sono stati sostituiti con l’impiego di ‘stagionali’ e aumentando gli straordinari del resto del personale (l’azienda fa sapere che questi stagionali erano già stati assunti per lavori sulle deviazioni dei percorsi dei mezzi pubblici e dirottati a coprire le esigenze del servizio). Certo, si tratta di un diritto di chiunque sia iscritto alle liste elettorali, ma sta alle commissioni elettorali comunali stabilire i criteri entro i quali va esercitato. E non sarebbe un dovere, di questi tempi specialmente, offrire una corsia preferenziale a disoccupati, studenti, pensionati con alta scolarità a fronte di un basso reddito?

Perché -spiegano nelle aziende- questo diritto l’azienda non lo può negare e, oltre al pagamento di un’indennità da parte dello Stato per l'attività nei seggi, comporta retribuzione di permessi, eventuali festività non godute e riposi compensativi a carico delle aziende stesse. Insomma, non si tratta solamente di esercitare un dovere-diritto civico, ma di trarne un vantaggio economico. Si tratta cioè anche di costi per lo Stato e per le aziende. E in un’Italia che i soldi deve spenderli con oculatezza ed equità c’è da riflettere.

Non è comprensibile perché siano così tanti i dipendenti delle aziende di trasporto impiegati come scrutatori nei seggi e rappresentanti di lista. Non è accettabile. Cos’è? Una lobby degli autisti?

Senza contare che le elezioni comportano la sospensione delle lezioni in moltissime scuole e dunque la disponibilità di buona parte del personale, in un Paese che vanta il 37% di disoccupazione giovanile è un’assurdità ricorrere a chi un lavoro comunque già ce l’ha . E il criterio di cui tenere conto, oggi, dovrebbe essere quello improntato al risparmio, al creare un'opportunità per chi non lavora senza ovviamente sacrificare il migliore servizio (per gli elettori e gli utenti dei mezzi pubblici).

"In tempi di crisi, in effetti,  sarebbe giusto cogliere queste occasioni per offrire un'opportunità ai disoccupati - ammette Ilario Simonaggio, segretario generale Filt Cgil Veneto- e questo, naturalmente, senza alterare funzionamento macchina elettorale. Da  5 anni stiamo cercando di rinnovare il contratto nazionale, anche questo è problema da porsi".





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