Antigone

26 Aprile Apr 2013 1144 26 aprile 2013

Il senso degli italiani per la Patria

  • ...

Alle celebrazioni per il 25 aprile, al mio Paese, ho visto tanti vecchi alpini, tanti anziani, ma niente giovani se non un piccolissimo manipolo di studenti con i loro insegnanti. Troppo pochi. Peggio: salvo qualche rara eccezione, non c'erano neanche gli adulti. Per la stragrande maggioranza degli italiani il 25 aprile è semplicemente un giorno di vacanza, buono per fare un ponte. Mi chiedo dove pretendiamo di andare.

Mi sono sinceramente commossa nello scorgere tra i pochissimi ragazzini presenti tre che italiani proprio non erano; il loro professore di lettere aveva spiegato in classe il senso della festa della Liberazione, invitando gli studenti a partecipare alle celebrazioni del 25 aprile. Si sono presentati solo un ragazzino africano e due indiani, poco dopo raggiunti da una loro compagna di classe italiana. E’ stata una scelta spontanea  far portare loro il gonfalone tricolore dell’Istituto comprensivo 2 di Montecchio Maggiore e devo dire che a vederli, così fieri di questo ruolo, ho pensato: toh, non avranno la cittadinanza, ma sono più italiani degli italiani.



Questa terra per loro e le loro famiglie ha rappresentato un’occasione, una speranza, in un territorio libero da guerre, fame, oppressioni. Si vedeva che lo portavano con orgoglio quel Tricolore. E mi sono chiesta: e noi? Alla domanda del mio post su Fb più di qualcuno ha risposto argomentando che con questa classe politica che ci governa c’è ben poco di cui essere fieri, che di certo molti rappresentanti delle nostre istituzioni non si meritano di portarlo il Tricolore, che ci è passata la voglia di essere italiani fino a chi ha ammesso di vergognarsi di essere italiano. Comprensibilissime affermazioni.

Ma di chi è quest’Italia se non nostra? Non abbiamo proprio alcuna responsabilità? Io credo di sì. Credo che per troppi anni concetti come democrazia e libertà li abbiamo dati per scontati. Il benessere seguito al dopoguerra ci ha fatto perdere il senso del sacrificio che abbiamo conosciuto, di un fine collettivo, quello di chi ha saputo combattere per un ideale immolando perfino se stesso. Quegli uomini e quelle donne, quei tantissimi giovani, non erano al servizio di loro stessi ma di quel ‘bene comune’ che oggi tanto invochiamo, il loro scopo era un’eredità da lasciare a chi sarebbe venuto dopo. Non l’abbiamo onorato.

E’ questo che ci è mancato: questo alto senso dello Stato e la classe politica di cui tanto ci vergogniamo siamo noi ad averla permessa, altro non è che il nostro specchio.

La parola Patria oggi ci imbarazza, della bandiera ci sentiamo orgogliosi solo quando la nazionale di calcio vince una competizione importante, allora sì che andiamo per le strade a sventolarla con orgoglio. Ma cosa c’entra questo col sentirsi italiani? E’ comprensibile oggi che il benessere ci sta abbandonando essere così arrabbiati con chi ci governa, ma nessuno ci salverà. Ieri in piazza a Vicenza Renzo Ghiotto  detto 'Il Tempesta', uno dei 'Piccoli Maestri' di Luigi Meneghello ha detto: "Ai giovani rivolgo un'esortazione: non crediate che venga un Messia a salvare la Patria. La Patria la salviamo noi, bisogna farlo tutti insieme”.

E si salverà nel momento in cui cominceremo a sentirci una Nazione. E’ per questo che ieri sul davanzale di casa ho esposto la nostra bandiera.



Correlati