Antigone

3 Maggio Mag 2013 1624 03 maggio 2013

Il boomerang delle pari opportunità

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 Mentre si diffondono le polemiche sulla Biancofiore alle pari opportunità invochiamo una svolta, ma vera: alle pari opportunità mettiamoci un uomo.


Su Micaela Biancofiore, neo sottosegretario alle pari opportunità ed esponente del partito di Berlusconi, i commenti sono inevitabili: tralasciando i più feroci, si va dalle accuse al Pd di aver imperdonabilmente ceduto su una delega così importante, al fatto che la Biancofiore ha una posizione non certo favorevole ai gay, per aggiungere che con questa scelta non si irrita la Chiesa e l'elettorato cattolico. Solite nomine fatte non per favorire il cambiamento, ma il fragile equilibrio della politica che si deve autoconservare, senza farsi mancare la giusta dose di ipocrisia per la 'quota rosa' nella distribuzione delle deleghe. Nulla di nuovo.

Ma non è solo questo il ‘passo in avanti’ che è mancato anche questa volta. Il fatto è che quando si parla di ‘Pari opportunità’ l’associazione immediata è sempre con una rappresentante di sesso femminile. E’ ‘roba da donne’ insomma. E questo è il problema, perchè sta diventando un boomerang per le donne stesse.

Alcuni dati, tanto per chiarire: non solo nel divario di genere secondo l’ultimo Gender Gap del Word Economic Forum l’Italia è all’80° posto su 135 Paesi, ma nel nostro Paese (dati Eurobarometro) le donne in età fertile 25-39 anni hanno in media il numero di figli a testa più basso d’Europa (0,8), mentre il numero di figli desiderati è il più alto (1,1); conciliare famiglia e lavoro è sempre più difficile, fatto reso ben chiaro dai dati Istat: a due anni dalla nascita di un figlio quasi una madre su 4 lascia la propria occupazione. Inoltre, da una recente ricerca McKinsey, è emerso e che in Italia il tempo dedicato dalle donne alle attività casalinghe e familiari da parte delle donne è triplo rispetto ai paesi nordici, il doppio rispetto a Germania e Regno Unito e supera di tre quarti quello della Francia. Siamo tra i fanalini di coda in Europa per tasso di natalità e occupazione femminile mentre laddove si sono introdotte politiche ‘ad hoc’, si fanno più figli e ci sono più donne al lavoro. E l’economia va meglio della nostra.

E’ questione di servizi, di leggi e non si tratta solo della maternità che in Italia è assolutamente tutelata (finchè aspetti o sei a casa col bambino). Ma è anche e soprattutto questione di cultura, di pari opportunità intese appunto come beneficio diffuso per tutta la società, uomini e donne, senza distinzione. Una società aperta, non che pensa alla sola convenienza del voto, ma  dei propri cittadini senza distinzioni, senza discriminazioni.

Personalmente, in quel ministero ci vedrei un uomo di valore (come una donna di valore potrebbe benissimo fare il ministro dell'economia) e questo non defrauderebbe affatto le donne di un presidio considerato loro, tutt'altro. Lo considererei un passo avanti nell'assunzione di responsabilità (credo che gli uomini non farebbero a gara per questo posto) e per il cambiamento. Perché? L’universo maschile sarebbe portato a riflettere sulle pari opportunità e soprattutto perchè la società si cambia con il contributo di entrambi i generi e su questo c’è bisogno di creare una consapevolezza diffusa. Fate caso a cosa accade nei convegni organizzati per discutere dei problemi delle donne. Il 95% del pubblico è regolarmente di sesso femminile. Le commissioni pari opportunità? Gli uomini sono autentiche mosche bianche. A che serve? Bisogna coinvolgerli su queste tematiche, del resto sono ancora loro che nella stragrande maggioranza dei casi siedono nei posti di comando, là dove si decide. E dove rimarranno, se non saranno indotti ad allargare il loro punto di vista, a capire che ad aprire ad una maggior partecipazione femminile trarranno vantaggi tutti.

Il processo sarebbe favorito anche se si parlasse più  di genitorialità che di maternità (in fondo le donne sono madri, ma gli uomini padri), di politiche familiari invece che di politiche per le donne, di conciliazione condivisa e non prevalentemente femminile. Il cambiamento culturale passa anche attraverso linguaggi nuovi e nuovi approcci. Continuare a trattare tutti questi temi come 'roba da donne' non farà andare avanti non solo le donne, ma la la società intera, se non a passi lentissimi.

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