Antigone

18 Giugno Giu 2014 2232 18 giugno 2014

Sono la mamma (snaturata) di una maturanda

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Sono una mamma alle prese con la figlia alla maturità. Una mamma snaturata, per la precisione. Lo ammetto: non vivo l'ansia da esame che sembra erodere la serenità di molti genitori. Semplicemente, andrà come deve andare.

Premetto: non ho una figlia secchiona (magari!), non le riesce tutto facile come era alle medie (magari!) i risultati al liceo sono sempre stati quelli di una ragazza normale, a volte strigliata scandendo il mantra del ‘potresti dare di più’. Un classico. Ho cercato di responsabilizzarla e di seguirla, capitava anche che si ripassasse insieme commentando che mi sorprendevo ad imparare volentieri cose che a scuola trovavo così pesanti…

Ma accidenti, è ora di maturità, ora di dimostrare che sai gestirti. Nell’ultimo anno non ho chiesto un solo colloquio ai docenti, nemmeno quando traballava in alcune materie. Detto in parole povere: ho lasciato che se la sbrigasse da sola.Quello che è fatto è fatto, anche per mamme e papà che lo vivono come fosse il loro, di esame. L'ansia non aiuta, e la vicinanza è altra cosa.

Della maturità se ne parla naturalmente, ma senza drammatizzare e non mi prende la smania di chiederle: ma non è che studi troppo? Troppo poco? Stai sui libri o perdi tempo al cellulare? Non è che ti stressi …? Mi raccomando… la tesina è importante… dacci dentro, devi uscire con un buon punteggio… Se non l’ha capito con quel che le ho insegnato fino ad ora che è suo interesse dare il meglio, non lo capirà certo adesso che è sotto pressione.

Online, sui quotidiani nazionali, inciampo in consigli ai genitori di maturandi e mi chiedo: è mai possibile? Sì, è possibile, ci sono anche quelli. Suggerimenti che vanno dall’invito a limitare le uscite serali per solidarizzare con la loro fatica, agli spuntini ‘leggeri ma nutrienti’ da preparare per sostenerli nello studio, fino agli esercizi ginnici da seguire per controllare l'ansia e poter reagire nel modo più appropriato ai loro sbalzi di umore. Giuro, esistono. Nemmeno quelli ho seguito...

No, niente di tutto questo. Snaturata, appunto.

Tento una difesa d'ufficio? La prendo con leggerezza, sì. Nel senso che credo conti di più creare un ambiente sereno considerato che il risultato della maturità lo si è comunque già costruito con un percorso a scuola e fuori da scuola. E non è menefreghismo, ma è piuttosto comunicarle: ho fiducia in te, in quel che puoi fare e nel tuo senso di responsabilità.

E poi, dai: ci siamo passati tutti, io a volte ancora me lo sogno l'esame, voi no? Mi è capitato persino di svegliarmi e realizzare ‘Meno male! Grazie a Dio era solo un sogno…’, tipico delle fasi cruciali della vita. Capiterà pure a loro. E’ un momento che non si scorda questo della maturità, ma l’abbiamo passato, no? Ed è stato tutto frutto della nostra fatica, dell' impegno e, accidenti, abbiamo avuto la meglio su quella paura che prendeva allo stomaco di fronte al compito scritto e poi nell’attesa che arrivasse il nostro turno davanti alla commissione. L'abbiamo affrontata e ne siamo usciti. Da soli!

Ecco, credo che l’esame di maturità sia, oggi più di allora, forse l’unico vero rito di iniziazione rimasto nella nostra società. Il passaggio che introduce i ragazzi alla vita adulta. La prova in cui la stragrande maggioranza di loro si misura davvero per la prima volta, un momento in cui sono costretti a testare le loro conoscenze, la capacità di comunicarle e metterle in relazione per un fine importante, il periodo della prova del 9 alla loro organizzazione e al modo migliore per gestire allo stress. Non per nulla si chiama ‘maturità’. E ce ne vorrà per affrontare il mondo là fuori, eccome se ce ne vorrà. Lasciamo che si attrezzino.

La maturità è anche un rito. Un passaggio. E per fortuna che c’è.

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