Antigone

18 Settembre Set 2014 1037 18 settembre 2014

La vera rivoluzione? Fare quello che si può con quello che si ha.

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Lamentarsi, recriminare, inveire, accusare. C’è un brusio di fondo costante e inutile che sovrasta coloro che invece valutano, propongono, agiscono, poco importa se quelli che si danno da fare nonostante tutto, siano la maggioranza.

Lamentarsi è lo sport nazionale più praticato, quello con la maggiore eco mediatica e se la gioca alla pari con la politica 'Yeah' dello slogan ad effetto e dell’annuncio facile, quella delle scadenze non rispettate e degli elenchi infiniti in cui il Renzi delle tante speranze finisce, ahimè, per assomigliare sempre più all’imitazione che ne fa Crozza. Fare, più che parlare, per piacere. Meno sparate e più azioni concrete. E vale per tutti. Per i politici, come per gli imprenditori che tirano avanti questo Paese e che hanno un milione di ragioni per dire che al mondo è quello dove è più difficile fare impresa. Ma al momento è così, punto. E se vogliamo che la situazione migliori, ed è vitale che accada, è evidente che succederà perché saranno le azioni dei singoli a tracciare la strada del cambiamento dell’Italia, non il contrario.

Per questo motivo l’accorato intervento che ho ascoltato recentemente da parte di un imprenditore mi ha fatto l’effetto di una boccata d’aria fresca, una finestra aperta sul possibile che ha cambiato l’aria viziata che ci anestetizza. L’occasione è stata l’incontro a Confindustria Schio (Vicenza) con il prof. Mauro Ferrari presidente e amministratore delegato del Methodist Hospital Research di Houston sull'importanza di investire nella ricerca.

Franco Masello vent'anni fa ha dato vita alla Fondazione città della Speranza per combattere leucemie e tumori infantili. Morì di un male incurabile un suo nipotino e lui pensò bene di darsi da fare per cambiare le cose. Masello è noto per non usare mezze misure, meno che mai quando parla. E infatti, agli imprenditori le ha cantate come non avevo mai sentito nessuno fare: “Quando diedi vita alla Fondazione –ha ricordato Masello ai colleghi- era il 1994, l’economia andava a gonfie vele, non si trovavano operai neanche a pagarli oro e le tasse non erano ai livelli di oggi. Eppure, quando proposi ai colleghi imprenditori di contribuire, molti risposero ‘non è compito nostro’. La Fondazione è nata grazie alle piccole donazioni della gente comune che ha molto meno degli imprenditori e continua a raccogliere fondi con 400 iniziative ogni anno. E’ vero, il momento è difficile -ha proseguito Masello- ma diciamolo: la stragrande maggioranza degli imprenditori veneti è a capo di aziende che funzionano, i soldi li hanno e continuano a viaggiare su macchine di lusso; però diamo la colpa alla crisi, al fisco, alla burocrazia: di quanti alibi abbiamo ancora bisogno per non investire sul futuro, per capire che senza ricerca non c’è domani e lasciare il mondo un po’ migliore di come l’abbiamo trovato? Perché questo è il compito di ciascuno di noi”.

Frastornati, imbarazzati, ma anche anche grati, alla fine dalla platea degli imprenditori è scattato l'applauso. Masello, semplicemente, ha detto: 'Il Re è nudo'. E il discorso andava ben oltre l'investimento in ricerca o sulla Fondazione perchè il nucleo era la responsabilità. La responsabilità di agire per aprire la strada al meglio che non può trovare alibi nè forza propulsiva nella lamentela.

Mi ha ricordato una frase di Arthur Ashe, tennista statunitense vincitore di tre Slam che nella vita ha fatto molto di più che impugnare una racchetta:

“Comincia da dove sei, usa quello che hai e fai quello che puoi”.