Antigone

22 Dicembre Dic 2014 1308 22 dicembre 2014

Il mio cane è un guru

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Non ho mai avuto un cane prima, ora so che è davvero un’esperienza straordinaria.

Ho scoperto che il mio cane è un guru.

Per lui ogni momento è perfetto, non ne desidera mai uno migliore.

E’ perfetto se resto a casa a lavorare. Si accoccola sotto la scrivania godendo della reciproca vicinanza.

E’ perfetto anche se lo lascio solo. Non combina guai, semmai ne approfitta per farsi delle lunghe, serene ronfate. E’ in pace: non ha dubbi che tornerò.

E’ perfetto quando c’è tempo per giocare e qualsiasi cosa va bene per divertirsi, per scoprire qualcosa di nuovo. Cose semplici: una bottiglia di plastica vuota, un asciugamano, una vecchia ciabatta o un bastoncino che usa a mo' di sigaretta.

E’ perfetto se lo porto a passeggiare. Gioisce di ogni singolo filo d’erba, di ogni albero dove lascia traccia del suo passaggio, di ogni incontro con i suoi simili.

E’ vero, tira come un pazzo, ma semplicemente perché è affamato di vita e non vuole perdersi nulla.

Per questo, quando posso, preferisco andare a camminare con lui nei boschi così da lasciarlo libero. Mi segue o mi precede, ma non è mai troppo lontano da me. E se ho dubbi sul sentiero da imboccare al ritorno lui, che lungo il tragitto sembra così distratto da altro, sa perfettamente qual è la strada giusta per tornare e mi lascio guidare. E’ bello affidarsi.

Stiamo insieme condividendo il piacere del silenzio, con lui non mi sento mai sola; in mezzo alla natura e lontano dal clamore torno a me stessa. Ed è un’esperienza nuova, come nuova è la consapevolezza di essere parte della natura che ci circonda, e che non c’è una stagione migliore dell’altra. Ogni stagione è perfetta. Anche l’inverno.

Mi piace come ama rotolarsi tra le foglie secche o nell’erba umida o vedere come si inzacchera nel fango, fregandosene della bellezza del suo pelo dorato. E me ne frego anch’io che poi dovrò pulirlo per un bel po’. Del resto, è così bello vedere che non si perde proprio nulla e che tutto è un regalo.

Ogni volta che qualcuno suona al campanello di casa si fionda curioso verso la porta, ansioso di fare le feste a chiunque arrivi. E non ho dubbi che accoglierebbe così anche un ladro. Va bene lo stesso, non è un cane da guardia.

Non si affanna mai per chiedere cibo, sa che gli verrà dato.

A tavola, goloso com’è, aspetta sempre qualche boccone. Ma non abbaia per pretenderlo, senza che nessuno glielo abbia mai insegnato, aspetta, semplicemente guardandoti. Alla sua compostezza, alla sua richiesta silenziosa è impossibile dire di no.

In un anno si è masticato qualche paio di occhiali e anche il mio telefono che, sorpresa, funziona ancora. Dicevano che con il Blackberry ci si può giocare a tennis, di sicuro sopravvive alle fauci di un cane e siccome non me ne frega di avere il telefono ‘cool’, mi piace tenerlo così, con i segni dei suoi denti.

Mi ricorda che per i casini che succedono nella vita, spesso è stupido attribuire responsabilità agli altri, non posso certo incolparlo o punirlo se dimentico telefono e occhiali in un posto a lui accessibile.

E’ gioioso e compagnone, ma sa anche quando non sono ‘in vena’ ed è meglio stare alla larga: mica si offende, sa che non ce l’ho con lui. E se sono triste o piango si avvicina uggiolando, condividendo quella pena e leccando le mie lacrime.

E’ un bellissimo cane, ma non ho dubbi che se si azzoppasse, se gli mancasse un occhio o perdesse il pelo a chiazze lo amerei anche di più. E lui non si sentirebbe diverso per la mancanza di quell’occhio, di quei ciuffi di pelo o di una zampa. Sarebbe consapevole di essere amato comunque e non opporrebbe resistenza alla sua nuova condizione, semplicemente si adatterebbe a ciò che è.

Odia stare da solo anche se per un anno ha accettato, senza fare tante storie, di dormire in lavanderia, bisognava ‘educarlo’, dicevano. Nel tempo, però, lui ha educato noi in mille modi e si è conquistato il suo posto in camera ai piedi del letto di fianco a me.

Come sempre, ha ottenuto ciò che voleva senza chiedere, semplicemente essendo quello che è e non desiderando mai essere in un posto o in una situazione differente da quella in cui si trova.

I miei figli l’hanno chiamato Mambo, come il pinguino di Happy Feet. Emarginato perché non sapeva cantare, seguendo il suo gioioso istinto e ballando ha salvato l’intero branco. Una guida, maestro, insomma. E in effetti non c’è dubbio:

il mio cane è un guru.