Antigone

8 Gennaio Gen 2015 1307 08 gennaio 2015

Censurare le vignette, che errore

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I grandi media americani hanno deciso di non pubblicare le vignette su Maometto considerate la causa della strage nella redazione di Charlie Hebdo. Se da un lato è comprensibile una posizione che eviti ulteriori provocazioni e limiti i rischi, dall’altro, nel paese dove la libertà di stampa è sancita dal primo emendamento della Costituzione è una decisione che ha il sapore di un pericoloso cedimento, della paura che prende il sopravvento. E non è possibile, non adesso. Non oggi.

Leggo anche che bisogna chiedersi perché avvengono tragedie come il massacro a Parigi, quasi che quei giornalisti ‘se la fossero andata a cercare’ insistendo sulla linea che denigrava il Profeta e la loro religione.

Non mi piacciono affatto queste vignette provocatorie e non ne ho mai diffusa una prima di oggi; penso sia necessario favorire il dialogo, non aizzare gli animi e offrire pretesti per alimentare l'odio di chi ha ben altri obiettivi che difendere una religione e in futuro sarà bene interrogarsi se val la pena porsi dei limiti, anche da un punto di vista editoriale, come parte della strategia per contrastare il terrorismo islamico. Ma che si apprezzi o meno questo tipo di satira, non ha alcuna importanza. Oggi non è questo il punto.

Il punto è che è parte della nostra libertà disegnare anche quelle vignette. E’ questo stesso ampio e radicato concetto di libertà e diritti che permette ai milioni di musulmani che sono venuti in Europa di pregare liberamente e di vestirsi come vogliono, di aprire le loro macellerie con carni rigorosamente halal.

Non viene loro imposto di rinnegare la loro religione, né le loro consuetudini. Ma nessuno può massacrare nessuno per condannare ciò che ritiene offensivo e mai in Europa qualcuno si sognerebbe di sparare dentro una redazione perchè ha pubblicato un'irridente o sconcio disegnino del papa. Una matita non uccide. L'integralismo sì.

Ci sono principi sui quali non si può transigere e la libertà di stampa, il diritto di critica, di satira è tra i fondamenti di qualsiasi democrazia.

Per questo oggi mi sarei augurata che qualsiasi giornale del mondo libero pubblicasse quelle vignette per dire, davvero: ‘Siamo tutti Charlie Hebdo’, dovrete ucciderci tutti.

Pubblicare quelle vignette è difendere quel principio di libertà, e un atto politico.