Antigone

8 Gennaio Gen 2015 1141 08 gennaio 2015

Musulmani, invadete le piazze. Se il vero Islam è altro, gridatelo.

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All' indomani dell'11 settembre d'Europa ‘Sottomissione’ di Michel Houellebecq è citato come il libro destinato ad essere il più venduto dell’anno, Marie Le Pen è già designata come la nuova presidente di Francia, i movimenti politici xenofobi di tutta Europa si rafforzano e ‘La Rabbia e l’orgoglio’ di Oriana Fallaci è citato a manifesto della nostra guerra santa all’Islam.

C’è da aver paura, sì. C'è da aver paura a percorrere una strada che fa gioco alla convenienza politica che si alimenta con l’odio rabbioso. La risposta americana all’attacco alle Torri Gemelle non ci ha reso più liberi nè, di certo, più sicuri. E' la strada che ha condotto a versare altro sangue innocente, al moltiplicarsi degli attentati da Madrid, a Londra, a Parigi. Di quanti altri 11 settembre d’Europa avremo bisogno per capire che la strategia da mettere in atto è un'altra?

La nostra è una guerra all’integralismo religioso, lo stesso sul quale Charlie Hebdo non faceva distinzioni. Ma è anche una lotta all'integralismo politico che si illude di sconfiggere quello islamico che si nutre della povertà e si alleva nell’ignoranza alimentando una strategia criminale che nulla ha a che vedere con Allah o con la religione. Sono i musulmani stessi a ribadirlo in queste ore, quelli che ci siamo abituati a definire moderati e che sono destinati ad essere guardati con crescente sospetto perché il clima di oggi sul quale fa leva l’utilitarismo politico non ammette distinzioni. Eppure, proprio da quei musulmani che sono la stragrande, silenziosa maggioranza, deve partire il cambiamento. Non possono più sottrarsi. La guerra al terrorismo esige la loro mobilitazione.

Marsiglia: alcune persone tengono in mano una penna in segno di solidarietà alle vittime dell'attentato alla sede del settimanale satirico Charlie Hebdo (7 gennaio 2015).

Abbiano il coraggio, gli Imam, di condannare pubblicamente il massacro in Francia e qualsiasi violenza in nome di Allah. E non con semplici dichiarazioni di circostanza. Lo predichino nelle moschee, organizzino in prima persona raduni che inondino le piazze di ogni capitale europea e ciascun musulmano di vera Fede, insieme a noi, innalzi un cartello con scritto ‘Io Sono Charlie’.

Lo facciano in nome di quell' Europa della libertà che consente loro di indossare il velo per strada, di preparare menu rispettosi delle loro credenze nelle scuole, di trovare cibi halal nei supermercati. La libertà di muoversi, di esprimersi con qualsiasi mezzo. Se vivono qui è perchè la nostra è un civiltà talmente rispettosa delle differenze da difendere il loro diritto a riunirsi in preghiera e di permettere loro di costruire moschee quando nei loro Paesi, sempre più spesso, i cristiani vengono arsi vivi nelle chiese e il solo fatto di portare al collo un crocifisso equivale ad una condanna a morte. E’ l’Europa che li ha accolti, che ha dato loro un lavoro, una speranza e che, faticosamente, lavora per combattere discriminazioni e diseguaglianze che pure ci sono.

Il loro brusio sommesso non basta, si confonde con il silenzio complice che fa gioco al terrore spietato.

E’ tempo di gridarlo che il vero Islam è altro. Adesso.