Antigone

16 Gennaio Gen 2015 1637 16 gennaio 2015

Greta e Vanessa meglio dei Like su Fb

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Greta Ramelli e Vanessa Marzullo.

Se ci avessero recapitato un video in cui le giustiziavano, non so cosa direbbero coloro che oggi sostengono che non si doveva pagare il riscatto per liberare le volontarie Vanessa Marzullo e Greta Ramelli in mano ai terroristi siriani da quasi 6 mesi. Probabilmente si sarebbe scatenato un putiferio peggio di quello di oggi il cui il leit motiv è: 'Se la sono andata a cercare e il costo per liberare queste due sprovvedute non può ricadere sulla collettività'.

Che siano state pericolosamente imprudenti è vero. Non erano infatti al seguito di un’organizzazione che ha esperienza, ma insieme al 47enne Roberto Andervill avevano fondato il Progetto Horryaty di assistenza sanitaria in Siria.

Tuttavia, non posso fare a meno di pensare che ci ricordano anche che la volontà di spendersi attivamente per gli altri, di fare anziché di parlare, sono caratteristiche preziose.

Greta Ramelli e Vanessa Marzullo. Nel riquadro bianco le due cooperanti italiane col burqa.

Forse, non è solo il pagamento del riscatto che irrita tanti italiani perchè le due volontarie turbano la nostra coscienza ricordandoci che solidarietà, impegno, sacrificio sono termini vuoti per molti loro coetanei nostri figli per i quali il massimo del sacrificio è andare a scuola ogni mattina. O per noi stessi. Giovani e adulti pronti a mettere 'Sono Charlie' sulla bacheca senza nemmeno sapere dove esattamente si trovi la Nigeria dove altri terroristi islamici massacrano migliaia di innocenti; una moltitudine che si indigna per chi ci vuol mettere il bavaglio e per le ingiustizie del mondo, ma con un ‘Like’ su Facebook sulla foto di un massacro, o qualche spicciolo donato per Natale a Medici Senza Frontiere si sente con la coscienza sufficientemente a posto e pronta a condannare l'incoscienza di Greta e Vanessa.

Certo, andare allo sbaraglio sull’onda dell’entusiamo dei 20 anni può fare molto male a chi vuol fare del bene, non solo a loro, ma alla loro stessa causa perché è probabile che i soldi pagati per il loro riscatto siano usati per causare altri morti oltre a mettere in pericolo altri volontari italiani, dal momento che il nostro Paese paga per liberarli.

Scese dall’aereo che le ha riportate in Italia dopo aver conosciuto la paura da vicino, com’erano diversi i loro occhi da quelli che avevamo visto nelle foto in cui, piene di un entusiamo che sottovavutava i rischi, si facevano fotografare con una bandiera siriana. Sono diventate improvvisamente adulte. Forse nei giorni a venire penseranno anche alle conseguenze del prezzo della loro libertà, forse le sentiremo dire ‘torneremo’ come altri sequestrati prima di loro e le polemiche si rinfocoleranno.

Spero che non abbiano perso la gioia dello spendersi per chi ha bisogno. Possono farlo anche senza andare molto lontano, perchè miseria e disperazione ci sono anche da noi. E se il richiamo dei Paesi in guerra sarà ancora forte, sarà doveroso affidarsi a cooperatori ben organizzati perchè limitare i rischi è una responsabilità che hanno anche nei confronti dell' Italia. E spero anche che tanti altri giovani riflettano su questa brutta esperienza, ma non rinuncino all'esempio di spendersi per costruire un mondo più giusto.