Antigone

13 Ottobre Ott 2015 1904 13 ottobre 2015

Se la meritocrazia è un'ossessione

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“Ho un problema con la meritocrazia”.

In tempi nei quali il merito, almeno a parole è tutto, che uno scrittore di successo come Edoardo Nesi ammetta di avere un problema con la meritocrazia fa riflettere su quanto sia una questione trattata con troppa superficialità e una buona dose di retorica, considerando quanto spesso il merito venga disatteso.

Ospite a Vicenza della Fondazione Zoè, Nesi la questione del merito l’ha misurata su se stesso. “Prima di vincere il premio Strega – ha raccontato- di libri ne ho scritti diversi ma senza successo di pubblico e, a volte, con tiepida accoglienza da parte della critica. Poi, con ‘Storia della mia gente’ è arrivato il premio importante e di colpo sono diventato ‘bravo’. E prima? Lo ero o non lo ero? E’ possibile che sia diventato bravo improvvisamente? Se dopo sette libri passati sotto silenzio o quasi, qualcuno mi avesse detto che era evidente che non ero bravo e di lasciar perdere, gli avrei anche dato ragione. E cosa sarebbe stato di me se non ci fosse stato invece qualcuno come Elisabetta Sgarbi che per ben 15 anni ha continuato a credere nelle mie qualità di scrittore rinnovandomi il contratto con Bompiani e non smettendo mai di incoraggiarmi?”.

La bravura, è evidente, non basta. Serve ‘la cosa giusta al momento giusto’ (il primo libro di successo di Nesi raccontava la storia dell’azienda di famiglia che fu costretto a vendere e uscì in pieno periodo di crisi) e soprattutto serve qualcuno che creda in te, che veda ‘oltre’, contro ogni evidenza. A volte quel qualcuno non c’è e allora la differenza la fa quanto, in piena onestà, si crede nelle proprie capacità e la volontà di conseguire un obiettivo.

Ma il merito, anche quando viene premiato, è davvero il lasciapassare per il progresso e il benessere?

Nesi più che con il merito, che andrebbe riconosciuto per definizione, evidenzia un pericolo nell'ossessione per la meritocrazia in una società sempre più competitiva.

“C’è stato un tempo –ha ricordato lo scrittore di Prato- in cui non era necessario essere i migliori per avere successo. Negli anni ’70 (in cui ha ambientato il suo ultimo romanzo ‘L’estate Infinita’) il Pil è cresciuto del 40%, chiunque poteva mettere in piedi un’azienda con ottime probabilità di successo, l’operaio poteva comprarsi la casa e la macchina e tutti erano sicuri di avere davanti un futuro luminoso. Oggi, invece, siamo ossessionati dalla meritocrazia. E’ ovvio che i migliori vadano premiati, quello che manca è che la speranza di un futuro migliore possa essere per tutti. E non possiamo non tenerne conto”.

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