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22 Agosto Ago 2012 1040 22 agosto 2012

Pussy Riot e dintorni

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Avevo scritto sabato scorso:

"La sentenza è destinata ad avere un'enorme eco, anche se su un piano puramente formale il giudizio della corte in relazione al reato contestato avrebbe potuto essere simile nel resto del mondo occidentale. Negli ordinamenti occidentali il reato di teppismo, come è interpretato in Russia, non esiste. Ce ne sono però altri che rientrano nella casistica, per esempio quello di offesa alla religione o turbamento delle funzioni di culto che prevedono in Italia (articoli 404 e 405 del codice penale) pene pecuniarie e reclusione sino a due anni per chi è giudicato colpevole. In pratica, se un gruppo punk irrompesse nel Duomo di Milano insultando Benedetto XVI, rischierebbe di finire come le Pussy Riot. Lo stesso, per fare un altro esempio di una solida democrazia occidentale, accadrebbe se un manipolo di incappucciati si mettesse a ballare nella cattedrale di Colonia sopra le reliquie dei Re magi, dando del «cane» a Joseph Ratzinger. In Germania per il turbamento di funzioni religiose (paragrafo 167 dello Strafgesetzbuch) si arriva anche a tre anni di reclusione. La sentenza del tribunale moscovita sembra dunque una sorta di compromesso tra quello che avrebbe potuto essere un giudizio per così dire stalinista e uno più in linea con i codici occidentali".

Ecco. Domenica nel Duomo di Colonia un gruppetto mascherato ha espresso la propria solidarietà alle Pussy Riot in maniera non consona all'ambiente e ora rischia appunto la galera (ne ha parlato anche il mio vicino di blog Pierluigi Mennitti).

Il che non sarebbe una novità. Nel 2006 a Erfurt il tribunale locale ha condannato un uomo a 9 mesi senza condizionale per aver interrotto nel 2004 la messa solenne in occasione della festa dell'unitá tedesca.

Che piaccia o no: le leggi sono leggi e vanno rispettate e fatte rispettare. Nelle chiese non si può fare gazzarra e offendere i fedeli, recita il codice penale: questo non ha nulla a che fare con la libertá di espressione,  ha anche detto il decano del duomo di Colonia Robert Klein che ha denunciato gli emuli delle Pussy Riot.

Per ribadire: le fanciulle di Mosca sono state condannate proprio per aver ballato sull'altare, offeso i presenti e dato del cane al patriarca. Non per aver pronunciato invano il nome di Putin.

Il popolo bove (che va dai politici ai giornalisti, dagli attivisti dei diritti umani a tempo perso alle popstar di caratura internazionale e a tutti quelli che si appiattiscono sulla mainstream senza usare il cervello proprio) potrebbe preoccuparsi di cose serie - a proposito di blasfemia - come la vicenda della piccola Rimsha. Ma evidentemente é più facile appassionarsi alla gnocca punk che diventerà pure un marchio .



PS: qui il video dell'orgia anti-Medvedev (2008) del gruppo Voina, allora ancora unito, prima dello scisma tra pietroburghesi e moscoviti. Presente Nadia Tolokonnikova delle Pussy Riot.

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