Back to USSR

23 Gennaio Gen 2013 1410 23 gennaio 2013

La principessa e il gentiluomo

  • ...

Da East Side Report



C’era una volta la principessa del gas. Così era nota, prima di passare alla politica, l’oligarca in gonnella che spadroneggiava nel settore energetico ucraino: Yulia Tymoshenko. Alla testa della Uesu controllava l’import dalla Russia e di riflesso un quarto dell’economia del Paese. Si era alla metà degli anni Novanta e la Donna da 11 miliardi di dollari, così la definì allora Mattew Brzezinski, doveva ancora trasformarsi nell’eroina della rivoluzione arancione del 2004.

Al suo fianco, Pavel Lazarenko, con cui faceva affari e che la cooptò in politica. Il clan di Dnipropetrovsk al massimo del potere, oltre quindici anni fa. Poi le strade dei due divisero forzatamente: Lazarenko se ne scappò con la cassa, fu catturato negli Stati Uniti nel 1999 e condannato a nove anni nel 2006 per estorsione e riciclaggio (da un tribunale americano, non da un ucraino, a scanso di equivoci). Solo nel novembre del 2012 è uscito di galera. Ora a Kiev lo attende il processo in cui insieme alla Tymoshenko è accusato di aver ordinato l’omicidio di Evgeni Sherban, avversario politico e soprattutto economico della strana coppia (la foto sopra è una delle poche che si trovano in rete dove i due sono insieme, ai lati, altri tempi per Yulia, senza le bionde trecce).

Tymoshenko sopravvisse politicamente, alleandosi con l’allora ex presidente Kuchma – diventando persino ministro dell’Energia – e poi la rivoluzione arancione seppellì tutto, accuse di omicidio comprese. Già nel 2001 negli Stati Uniti durante le indagini su Lazarenko un testimone fece il nome di entrambi nella vicenda Sherban. La pentola è stata riaperta ad hoc nel 2010, quando l’imbroglione del 2004, l’avvelenatore Victor Yanukovich, si è preso la rivincita e ha deciso di mettere fine alla storia.

Tymoshenko e Lazarenko mandanti in stile mafioso? Nel 1996, prima dell’assassinio di Sherban, il secondo fu vittima di un attentato e rischiò di saltare in area a Kiev. Omicidi su commissione erano allora all’ordine del giorno e la lotta tra grandi e piccoli oligarchi senza esclusione di colpi. Poi c’è chi è finito male, chi ha fatto carriere e si è riciclato. Sicuramente il curriculum di Lazarenko non depone a suo favore. Che la Tymoshenko sia stata culo e camicia con certi gentiluomini è un altro dato di fatto. Non è difficile insomma in Ucraina pescare nel torbido e appioppare qualche condanna senza pericolo di sbagliare troppo. La procura di Kiev dice di avere prove schiaccianti, Tymoshenko respinge tutto e parla di montatura.

È incredibile come – seguendo le biografie dei protagonisti della vita politica ucraina, quelli che sono al governo e quelli che se ne stanno dietro le sbarre – molti, soprattutto in Occidente dove è abitudine ignorare i fatti, considerino la questione in forma manichea, buoni da una parte e cattivi dall’altra, verità da un lato, bugie dall’altro, quando tutti arrivano dallo stesso marciume. Gli ucraini lo sanno, ecco perché si rassegnano a Victor Fedorovich e non si stracciano le vesti per Yulia Vladimirovna.

East Side Report

Correlati