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24 Marzo Mar 2013 1140 24 marzo 2013

BB, il Padrino del Cremlino

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Il ritratto di Boris Berezovsky che Anna Zafesova fa su La Stampa rende bene l’idea:

“Negli ultimi 20 anni non ci fu carriera o evento in Russia che non venisse attribuito in qualche modo alla malefica influenza di questa eminenza grigia che, invece di farsi re, volle farsi manipolatore e inventore di re. C’era Berezovsky dietro alla miracolosa rielezione di un Boris Eltsin distrutto nel 1996, c’era Berezovsky dietro alla incredibile ascesa in pochi mesi di Vladimir Putin, c’era Berezovsky sia dietro alla pace raggiunta con la Cecenia che dietro alla nuova guerra che scoppiò pochi anni dopo. Secondo molti a Mosca, c’era Berezovsky dietro alla morte di Anna Politkovskaya, a quella di Alexandr Litvinenko, uno dei suoi fedelissimi, e la magistratura russa tenta ancora di provare che ci fu lui dietro all’esplosione della protesta in piazza dell’inverno scorso”.

“Un personaggio che godeva di una fama quasi diabolica, che sguazzò nella corruzione e nel nepotismo eltsiniano, ma i suoi talenti di incantatore e genio combinatorio non vennero richiesti da Putin, marionetta ribelle che ha spedito il suo creatore in esilio. Dal 2001 viveva a Londra sotto la protezione di Sua Maestà, eternamente accusato di qualche complotto, circondato da una corte di uomini dei servizi segreti, ribelli ceceni, difensori dei diritti umani e affaristi, sempre più accanito nel denunciare il putinismo che aveva contribuito a creare, e sempre più emarginato”.

“L’uomo a cui Forbes negli anni ’90 dedicò la storica copertina “L’uomo più potente della Russia. No, non è Boris Eltsin” era un pensionato di lusso del Surrey, pieno di cause e debiti. La sua storia era diventata un romanzo (“La grande razione” di Yuli Dubov, mai tradotto in Italia) e un film, ma lui era diventato solo un reperto storico”.



Aggiungo solo un paio di cose:

“Il padrino del Cremlino”, come lo aveva definito nel suo libro il giornalista di Forbes Paul Klebnikov (nome che non viene mai ricordato, sovrastato nell’immaginario collettivo della stampa occidentale da quello della Politkovskaya: Klebnikov è stato ucciso a pistolettate nel 2004, senza che nessuno dalle nostre parti se ne accorgesse, soprattutto tutti quelli che poi sono scesi sul sentiero di guerra antiputiniano dopo l’omicidio della giornalista della Novaya Gazeta) era un signore di quasi settant’anni.

La vita media degli uomini russi è di sessanta (ottanta la nostra, giusto per fa capire la differenza). Anche se sulla morte si specula oggi e lo si fará domani, alla luce dei fatti (e alla luce dell’ultima intervista pubblicata sul sito russo Forbes) sembra che BB se ne sia andato per cause naturali. Normale per un russo che ha condotto un certo tipo di vita, senza aver l’attività fisica tra le preoccupazioni quotidiane. O magari anche di una malattia che ha tenuto solo per sé. Vedremo.

Nell’intervista a Forbes, che ormai è quasi una specie di testamento, BB ha dichiarato che a Londra aveva perso il senso della vita. Non avrebbe desiderato niente di più che ritornare in Russia (dove per altro avrebbe fatto la fine di Mikhail Khodorkovsky, anche se pare che da tempo aveva chiesto di poter rientrare e qualcuno evidentemente stava lavorando al compromesso impossibile).

Ma Vladimir Putin non é uno che si commuove. Figurarsi di fronte a BB.

Berezosvky non era un oppositore politico di Putin, tantomeno un dissidente, nel senso più nobile della parola. È stato uno degli uomini più potenti di Russia e leader di un gruppo di potere con legami criminali e con più ombre che luci che ha perso la guerra per il controllo di una buona fetta del Paese. Il capo di una banda perdente. È  da un po' di tempo che al Cremlino comandano i vincitori di un conflitto che non ha creato certo martiri. E farne di BB uno solo perchè era nemico di VV é un errore che solo gli ingenui possono commettere.

Il padrino se n'é andato ora, ma  il suo posto é stato preso da un pezzo da altri.

That's Russia, bellezza.

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