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11 Settembre Set 2013 1115 11 settembre 2013

Russia e Cina, partita a scacchi in Asia centrale

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Via TMNews

L'Asia centrale è una cruciale area di giunzione tra Europa e Asia orientale, da sempre palcoscenico del 'Grande gioco' delle potenze. Per il padre della geopolitica Harford Mackinder era l''heartland' dal cui controllo discendeva l'egemonia nel mondo. E oggi è tornata a essere teatro di una competizione al momento strisciante sotto una coltre di dichiarazioni amichevoli e di alleanze tattiche, ma che in futuro potrebbe diventare più calda: Russia e Cina si stanno riposizionando in vista di un futuro, nuovo assetto.

Il 13 settembre a Bishkek, in Kirghizistan, l'unico raggruppamento regionale di cui entrambe fanno parte - l'Organizzazione per la cooperazione di Shanghai (Sco) - celebra il suo summit. Xi Jinping, il nuovo presidente cinese, ci arriverà come tappa finale di un tour insolitamente lungo delle capitali della regione. Un viaggio iniziato il 3 settembre, prima del G20 di San Pietroburgo.

La prima stazione del viaggio è stata, non a caso, il Turkmenistan. L'ermetica repubblica ex sovietica guidata da Gurbanguly Berdymukhamedov è un partner più che strategico per Pechino. Ashgabat, infatti, ha rotto la sua dipendenza dalla Russia con un accordo di fornitura di gas alla Cina, che viene trasportato con un nuovo gasdotto attraverso Uzbekistan e Kazakistan. Xi ha concordato un ulteriore incremento, fino a 65 miliardi di m3 annui.

In Kazakistan Xi, poi, si è trattenuto per tre giorni. Con il presidente Nursultan Nazarbaiev ha discusso di progetti per 30 miliardi di dollari, compreso quello che dovrebbe dare alla Cina delle quote nel grande giacimento di petrolio di Kashagan, che ha tra gli operatori anche l'italiana Eni. Domenica Xi è poi arrivato a Tashkent, dove ha incontrato il presidente uzbeko Islam Karimov. Accordi per 15 miliardi di dollari hanno impreziosito questa tappa del tour del leader cinese. Poi toccherà al Kirghizistan, un paese (così come il Tagikistan) già fortemente dipendente dall'interscambio con Pechino. Lo 'shuttle trade', cioè l'attività commerciale di singoli imprenditori individuali che acquistano beni all'estero per rivenderli nei piccoli mercati, con la Cina ammonta a un terzo del prodotto interno lordo (Pil) di Bishkek. Tra l'altro le politiche sempre più restrittive promosse dalla Russia di Vladimir Putin in materia di immigrazione spinge ancor di più Bishkek e Dushanbe nelle braccia di Pechino.

L'attivismo cinese, non può non irritare Mosca, che ha sempre considerato l'Asia centrale il proprio cortile di casa. Naturalmente oggi né a Mosca né a Pechino lo si dice ad alta voce. Il viceministro degli Esteri Igor Morgulov, ieri, ha escluso che Russia e Cina siano in competizione. 'L'Asia centrale è un'importante area delle relazioni Russia-Cina. Noi non competiamo tra di noi in Asia centrale ma conduciamo la nostra politica tenendo conto degli interessi reciproci', ha spiegato, secondo l'agenzia di stampa Interfax. E l'agenzia di stampa ufficiale cinese Xinhua oggi ha ospitato un'ampia intervista all'inviato russo presso la Sco, Kirill Barsky, nella quale il diplomatico russo ha lodato la cooperazione russo-cinese in Asia centrale in termini di sicurezza.

Zucchero sparso sul vertice. La realtà è che Mosca vede crescere l'influenza di Pechino nella regione con disappunto e Pechino considera cruciale la possibilità di attingere alle risorse energetiche della regione per evitare di impiccarsi a un rapporto unico con Mosca. Non a caso. Mosca e Pechino non riescono a trovare un accordo sulle forniture russe di gas da anni. A mancare è un accordo sul prezzo.

La collisione tra i due giganti, per quanto ancora non imminente, sembra in prospettiva inevitabile. Le visioni prospettate dai leader sono incompatibili. Putin ha aperto le porte della sua Unione doganale anche al Kirghizistan e al Tagikistan. Ma soprattutto a ottobre 2011 ha lanciato l'idea di un'Unione euroasiatica che, ovviamente, avrebbe la Russia come paese guida. Xi, parlando ad Astana, ha teorizzato una 'Cintura economica della Via della Seta', definita dai media ufficiali cinesi come 'una storica autostrada del commercio che unirà circa 3 miliardi di persone e che offrirà opportunità commerciali senza paralleli'.

In questo contesto è al momento del tutto assente l'altro lato dell'Eurasia: l'Europa. Con il ritiro dalla regione degli Usa, si creerà un vuoto e i due giganti asiatici potrebbero entrare in rotta di collisione, a meno che non emerga un agente stabilizzatore. Ma al momento la politica europea rispetto all'Asia centrale è sostanzialmente lettera morta. Anche perché per una diplomazia come quella europea non direttamente connessa a un livello politico-decisionale, è complesso parlare con le leadership centro-asiatiche, che hanno un approccio nel migliore dei casi paternalistico, ma per lo più ostile alla questione dei diritti umani. Se l'Europa vorrà assumere un ruolo più ampio in quello spicchio di mondo, come è necessario, dovrà probabilmente turarsi il naso.

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